La città proibita

Solo un link per chi come me si entusiasma quando trova arte, storia e nuove tecnologie nello stesso piatto.

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Perchè questo titolo?

Oggi solo un breve passaggio perché mi sono concentrata più sul contorno del blog ovvero template, titolo e tagline perché anche questo fa parte della comunicazione efficace.
Un sito poco leggibile ha certamente meno appeal di uno dalla grafica accattivante così come un titolo evocativo stuzzica la curiosità di chi legge.
Pensando in questi giorni ad un titolo simpatico e incisivo per il mio blog mi è venuta in mente una parola che mi ha provocato immediata simpatia la prima volta che l’ho sentita: breadcrumbs ovvero briciole di pane.
Io ho subito pensato alla fiaba di Pollicino, ma i blogger sanno che nel web indica il percorso di un utente tra le pagine di un sito, una traccia per avere chiaro in ogni momento dove sei e come ci sei arrivato (per Pollicino ha funzionato).
Il passo verso il titolo è stato breve, to breadcrumb è proprio quello che voglio fare: disseminare la mia strada di spunti per ritrovare in ogni momento il filo dei miei pensieri. Il resto è storia nota.

Le nuances delle parole

Avete mai ascoltato qualche canzone di Fabrizio De Andrè? Se la risposta è no fatelo, andate su youtube e ascoltate la sua musica. Attenzione però alle parole. Mettete le cuffie e concentratevi su quella voce profonda dai bassi argentei e fatevi trasportare dal suono.
Non voglio trattare ora della vita del cantautore, l’impegno politico o sociale, tanto si è detto di lui negli ultimi mesi.
Voglio focalizzare l’attenzione sul suo straordinario modo di evocare uno scenario reale cantando.
La bravura di uno scrittore – a mio avviso – è tanto maggiore quanto più riesce a dare vita a personaggi che agiscono all’interno di scene reali, ma se a questo ci aggiungi la musica il risultato è sublime.
Proprio questa mattina ho ascoltato un suo album che si intitola La buona novella, semplicemente la storia di Gesù e della sua famiglia. Già il tema non è dei più semplici da trattare. Ascoltavo mentre facevo altro come mi capita spesso ma ad un certo punto mi sono accorta che avevo smesso di lavorare, fissavo il vuoto con gli occhi ma in realtà la musica mi aveva trasportata nel deserto e stavo accompagnando Giuseppe nel suo viaggio di ritorno dall’Egitto alla Palestina. Si ero lì, le parole avevano costruito lo scenario aggiungendo piano piano un particolare diverso: il cielo scuro, i volti torbi dei cammellieri, l’asino lento con testa bassa, il timore di Giuseppe che da anziano ha dovuto sposare una bambina oppure il racconto del sogno di Maria: il volo con l’angelo, gli alberi di ulivo che abbracciano le viti nodose, il dormiveglia e la paura del risveglio.
Le parole. Ogni parola ha la sua importanza, il suo peso, il suo suono. Nulla è per caso. La musica a questo punto è solo un sottofondo, completa il quadro nulla di più.
Il valore delle parole è un concetto spesso poco ricordato nella scrittura, soprattutto in quella per le aziende. Presentazioni, progetti, relazioni sono sempre piene di “aria fritta” ovvero concetti scontati, riciclati, spesso banali in uno copia e incolla spietato.
Prendiamo ad esempio questi grandi personaggi, torniamo al principio della comunicazione e ridiamo il giusto valore alle parole, anche quelle più brevi, distribuendo i pesi all’interno della frase.
Per fare questo ci vuole del tempo, un impegno anche creativo che purtroppo i tempi aziendali spesso non concedono.
La parola d’ordine quindi è preparazione atletica, alleniamoci a scrivere utilizzando sinonimi, limando senza banalizzare, focalizzando l’attenzione sui concetti.
Io ci sto provando, vi farò sapere se funziona.

Parola mia semplificare non è semplice!

Leggo oggi su diversi blog un concetto spesso ripetuto in rete ma non sempre attuato: Less is more, da quando leggo e mi documento per scrivere sul web in maniera decente mi sono accorta che una delle prime regole da seguire è proprio la semplicità sia di scrittura che di stile grafico.

Più l’obiettivo del sito è di immediata comprensione maggiore sarà il suo apprezzamento da parte del pubblico. Ecco perché sfondi scuri o troppo accesi, nuvolette ammiccanti, font troppo graziati (tipo quelli usati per gli inviti di matrimonio per intenderci) sortiscono l’effetto contrario: non solo il lettore chiuderà immediatamente la pagina senza cercare quello che gli serve ma non ci tornerà mai più.
Come dice Hemingway lo scrittore deve costruire piano piano il suo iceberg : documentarsi il più possibile cercando punti di vista anche in contrasto tra loro, interiorizzare il tutto e scrivere concetti chiari eliminando tutto ciò che ritiene di troppo.
Detto così sembra anche semplice ma provateci e fatemi sapere come procede l’esperimento.
Io ci sto provando ma vi assicuro che è un percorso lungo e complesso perché è facile confondere il minimo con il minimalismo.

Il minimo dice con poche parole il massimo di un concetto, non mostra direttamente ma allude, presuppone tanto altro, il minimalismo è un escamotage per camuffare un concetto che non si conosce affatto, quasi una banalizzazione di un’idea scopiazzata velocemente. Scrivere per il web non è un gioco, è un lavoro di lima e di testa nello stesso tempo.

Stesso concetto vale per la grafica: uno stile asciutto ed essenziale è certamente il frutto di uno studio più meditato rispetto ad uno eccessivamente carico lo dimostrano le campagne grafiche più riuscite quelle che restano impresse a lungo: una parola ma quella giusta, una immagine ma indelebile.
Ci vuole più coraggio a togliere che ad aggiungere questo è certo, quindi limate gente limate!

L’avventura inizia

Ecco il post numero uno del mio nuovo blog, per il momento non ha nessun titolo particolare se non il mio nome anche se mi riservo la possibilità di cambiarlo in corso d’opera.
Non mi aspetto nulla di particolare se non di utilizzarlo come strumento per fissare in rete spunti che mi vengono in mente o che annuso saltellando di sito in sito come mi piace tanto fare.
Ora vi sarete già chiesti “va bene sei emozionata per la nuova nascita, ma questo blog di che parla?”
Vi rispondo subito: scrittura professionale, comunicazione per web, arte (il primo amore non si scorda mai), magari un po’ della mia terra la Basilicata perché tanto ovunque vai le radici te le porti dietro sempre.
Speriamo bene…