PPT: ci sei o ci fai?

Da qualche tempo la blogosfera si sta interessando sempre di più al tema delle presentazioni in pubblico.
Fortunatamente l’era degli interventi con schermate di powerpoint zeppe di punti elenco è finita (mi cospargo il capo di cenere per la presentazione della mia tesi di laurea qualche anno fa).
La nuova era prevede un numero decisamente più lungo di schermate (nell’ordine di un minimo di sessanta) ma che spesso contengono una sola parola allusiva di un intero concetto.
Ultimo in ordine di tempo Prezi di cui ho già parlato ma che ha rafforzato in me l’idea che il mezzo deve servire a dare voce al contenuto e non soffocarlo. Quindi ben venga un flash software come questo ma attenzione a non catalizzare l’attenzione del pubblico solo con l’effetto meraviglia.
Consiglio un post dell’ottimo Antonio Volpon per una carrellata di materiali sull’arte del PPT.

Geoblog che passione!

Valorizzare il territorio è ormai la parola d’ordine di tutte le ammimistrazioni e le associazioni turistiche locali da qualche anno a questa parte. Anzi spesso è materia di progetti europei anche di un certo interesse. Abbiamo assistito ad un massiccio dispiegamento di forze con l’obiettivo di puntare alla promozioni degli attrattori di un posto:

  • creazione di percorsi di varia natura (archeologico, storico-artistico, naturalistico, eno-gastronomico,…)
  • supporto didattico per le scuole
  • uso intensivo del web
  • collaborazioni di varia natura a livello transfrontaliero.

Un ottimo spunto di riflessione me lo ha dato un progetto di respiro europeo chiamato geoblog.

Il turista inserisce direttamente nelle mappe diari scritti, commenti, video, immagini di un territorio. Uno sguardo soggettivo che sviluppa un rapporto inedito tra rete e ambiente.
Come in un blog puoi lasciare un commento, raccontare la tua esperienza di viaggio sia culturale che turistica utilizzando dal tuo smart-phone i codici a barre (mobtag) che trovi in prossimità di alcuni luoghi topici.

In parte Google lo fa già ma in questo caso si tratta di creare una filone tematico lungo un percorso che evidentemente ha qualcosa da dire e soprattutto da ricordare.

Il geoblog ha dato vita anche a progetti spiccatamente storici e culturali come la mappa emozionale dei luoghi della memoria del fascismo. Il progetto – nato a Torino in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 – localizza tutti i luoghi interessati dalla tragedia sparsi per l’Europa, ad ogni punto corrisponde un breve testo e un’immagine. Chiunque abbia qualcosa da dire può farlo, può partecipare al popolamento dei contenuti e lasciare le proprie mollichine di memoria a chi vorrà mangiarle. Ed io adoro le mollichine!

L’arte secondo alcuni

Più di una volta sulla mia pelle ho provato i brividi che può provocare un’opera d’arte.
La passione vera, quella cosa che ti prende lo stomaco e non ti fa sentire la stanchezza o la fame, che ti porta a fare pazzie, in certi casi più profonda dell’amore carnale.
Solo chi ha il tuo stesso seme di follia può capire che piantarsi davanti ai Musei vaticani dalle otto del mattino non è un sacrificio, che guardare con gli occhi spalancati i quadri di Caravaggio sperando, con le pupille sgranate, di riuscire a rubare l’immagine fino nel profondo non è l’anticamera alla camicia di forza ma un bisogno fisiologico.
Stamattina per la prima volta sono riuscita a percepire questa dolce tempesta di emozioni attraverso le parole di qualcuno che non conosco di persona ma che deve aver provato esattamente quello che ho descritto prima.

Il mestiere di scrivere

Leggere, rileggere, poi cercare, documentarsi, chiedere, parlare, anzi no prima pernsare, riorganizzare le idee nella propria testa, poi cercare ancora. Quello che so non basta, questo non mi è chiaro, provo a buttare giù uno schema, chiedo ancora. Mi fermo, guardo lo schermo.

Ora posso cominciare.

No, il blocco da pagina bianca no!

Ricomincio. Due parole poi tre, cinque, una pagina, due. Non rileggo subito, scrivo tutto di getto, ho paura di perdere la magia dell’ispirazione.

Mi fermo, rileggo. Non mi piace devo rifarlo, ho usato sempre le stesse parole, faccio una black list dei termini che devo sforzarmi di non usare.

Ricomincio. Riscrivo interi pezzi, cambio alcuni termini, limo.

Limo ancora. Via le congiunzioni subordinanati, via gli avverbi, via i pronomi, via gli articoli dove superflui.

Rileggo. Ora meglio, ma non ci siamo ancora.

Limo ancora. C’è altro superfluo. Frasi più o meno brevi a seconda del ritmo che voglio dare.

Penso. Poi riprovo a scrivere. Rileggo. Sconforto. Non finirò mai. Metto ordine nella mia testa per capire le priorità.

Piano piano riprendo le fila del discorso e capisco dove voglio andare a parare.

Stampo per riguardare su carta e correggere i refusi. Sono una marea, ma non avevo già riletto? Mi sembra di guardarlo per la prima volta..

Riporto le correzioni sul file. Ultimo sguardo e mando.

Il difficile mestiere di scrivere.

Imparare a nuotare come pesci

pesciSi chiama social media marketing ed è una indagine di mercato che parte dai consumatori e non dai focus group. Se ne parla diffusamente in rete in questi giorni.

In pratica vuol dire che un’azienda che vuole lanciare un nuovo prodotto più che affidarsi a costise indagini di mercato condotte dalle più prestigiose agenzie di comunicazione dovrebbero ascoltare quello che dicono i consumatori. Le scelte della gente spesso sembrano del tutto fuori dagli schemi manualistici dei grandi guru del marketing eppure rispondono sempre a delle motivazioni basta solo ascoltare.

Lo hanno capito bene ad esempio quelli di Hagakure agenzia di PR che ha lanciato la proposta di un manifesto programmatico chiamato Community first ovvero “orecchio alla rete prima di ogni cosa” prendendo spunto da Citizen agency, perchè se vuoi farti capire da un sistema devi parlare la sua lingua e conoscerlo dall’interno.

Ancora una volta sembra che Fiat ci sia arrivata per prima. Per il lancio della nuova Bravo hanno pensato di entrare nel cuore dei clienti piano piano attraverso un blog, chiarendo tutti i dubbi possibili, stabilendo un rapporto umano e quotidiano. A curare il blog, infatti, sono proprio due ragazzi che hanno contribuito al lancio e sono proprio loro a intervistare i tecnici in giro per l’Italia. I contatti e i commenti ai post sono numerosi e si tratta di un’azione di marketing certamente più efficace di qualsiasi campagna mediatica a tutto tondo.

Esistono tanti altri esempi: Barilla ha previsto sul suo sito un canale diretto per rivolgere domande agli esperti e agli chef e capire attraverso i consumatori quali sono le nuove tendenze, o Lego che permette ai propri utenti di acquistare una scatola contenente solo i pezzi preferiti, da alcune di queste idee sono nate nuove combinazioni di mattoncini attualmente in vendita.

Tiriamo le somme del social media marketing: per parlare di pesci non devi esserlo ma per lo meno devi essere stato in mare.