Spingendo la notte più in là

calabresiIncuriosita dalle ottime recensioni sabato ho comprato Spingendo la notte più in là il primo libro di Mario Calabresi.

Avevo sentito una sua intervista a “L’era glaciale” di Daria Bignardi e mi aveva colpito per il suo modo di raccontare. Sono sempre stata affascinata dalle persone (uomini o donne non fa differenza) che hanno come dote naturale quella del racconto. Potrei stare ore ad ascoltarli.

Sabato ho letto la trama del libro e mi sono decisa ad andare in libreria. La sensazione è stata subito chiara: era l’appuntamento che rimandavo da troppo tempo ormai.

Mario è il figlio di Luigi Calabresi l’ispettore di polizia accusato dell’omicidio dell’anarchico Pinelli e per questo ucciso.

Il libro scivola via velocemente, pagina dopo pagina, riga dopo riga. Asciutto.

I fatti, il racconto di un vuoto, la sofferenza per la perdita di un genitore, la solitudine di un bambino cresciuto con un peso sul cuore. Mai una parola in più. Mai volontà di provocare pietismo nel lettore. Al contrario il file rouge che lega tutto il racconto è la speranza. La volontà di farcela, di mostrare che per rispetto a se stessi e a chi non c’è più bisogna Spingere la notte più in là.

É chiaro che Calabresi ci ha pensato tanto prima di scrivere questo libro, sono sicura che dietro l’equilibrio che si percepisce dalle sue parole c’è tanta sofferenza, tanta riflessione, tanta rabbia non urlata, tante notti insonni in cerca di un ricordo, di una sensazione, del suono di una voce che non esiste più se non in qualche angolo della mente.

È un libro meraviglioso, che parla al cuore di ognuno: della gente normale, di chi purtroppo ha subito un lutto.

È la dimostrazione che la resilienza esiste, basta solo aprirle la porta quando bussa.

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La resilienza

Resilienza: Per gli esseri umani è il sistema immunitario dell’anima, la capacità di affrontare gli eventi negativi e improvvisi della vita senza lasciarsi abbattere, anzi chiamando a raccolta tutte le proprie risorse per superare indenni, qualche volta migliori, il dolore, il lutto e l’abbandono.

Sarà un caso aver trovato queste parole proprio in uno di quei momenti in cui il cuore è gonfio e vorrebbe scoppiare? Non può essere una coincidenza, deve essere la resilienza che si è messa in moto e urla giustizia.

Ci sono i momenti in cui ti chiedi il perchè di tante cose e non sai rispondere, ma sai che se vuoi dare il giusto riposo alla tua anima devi ascoltare il tuo dolore e farlo sfogare. Perchè la resilienza arriva, ma solo quando hai toccato il fondo.



Leòn e Mira con la lente di ingrandimento

Lavorare con persone che ricoprono ruoli diversi dal tuo nella produzione di un’azienda per web è una delle cose più interessanti che ci possa essere.

Web designer, architetti dell’informazione, project manager, programmatori… ognuno di loro ha qualcosa da insegnarti, suggerirti, al limite qualcosa da rubargli.

Osservare gli altri che lavorano mi piace tantissimo ed un’azienda medio-piccola offre una casistica interessante. Ci sono gli esperti e i più giovani, quelli che devono riflettere a lungo davanti allo schermo e quelli che  sono così veloci che non riesci a stargli dietro con gli occhi.

Grazie a loro ho capito cos’è un CSS e come funziona, quale logica segue un template o uno script e come tutto ciò si combina con i testi che scrivo io.

Ovvio che non sono in grado di fare tutto da sola ma sapere come funziona lo scheletro di una applicazione mi rende più sicura e consapevole nel mio di lavoro.

A questo riguardo invito tutti a guardare il link alla sezione messa su dal museo MoMA per la mostra dedicata a Leòn Ferrari e Mira Schendel, due artisti argentini.

Chiara la timeline che mette in parallelo i due artisti, ma occhio soprattutto al dettaglio delle opere.

Attraverso l’artificio di una lente di ingrandimento è possibile arrivare ad un livello di zoom millimetrico di ottima qualità, ascoltare una breve spiegazione dell’opera, leggere le note più significative. Ancora una volta il MoMA si afferma leader di innovazione in campo museale.

Grazie a Marco (attento e lungimirante webdesigner) per la segnalazione. 😉

Strumenti affilati per cominciare

ferri del mestiere
ferri del mestiere

Qualche volta capita di sentirsi meno soli quando si scopre che esistono persone che sono riuscite a fare quello che vorresti fare tu e che hanno voglia di condividere esperienze e risultati o semplicemente coinvolgerti nelle loro riflessioni quotidiane.
In questo senso la scoperta della blogosfera è stata per me una manna dal cielo, un modo per confrontarmi con professionisti della scrittura a tutto tondo.
Perchè scrivere non vuol dire solo essere autori di best-sellers ma vuol dire soprattutto lavorare ad una passione.
Non si tratta di un lavoro semplice. Anzi.
La scrittura non è una scienza esatta come la matematica, è il risultato di un’estenuante lavoro di lima, di introspezione, di sentimento.
Certo ci sono delle regole da seguire ma quello che ho capito nella mia breve esperienza è che ci vuole una dose smisurata di umiltà ma nello stesso tempo di testardaggine.
Ci vuole esercizio.
Scrivere, scrivere e poi scrivere ancora. Ogni giorno, senza sosta. Rileggere. Pensare. E poi studiare. Perchè la tecnica non è innata in nessuno altrimenti non si chiamerebbe così ma sarebbe un dono di Dio. E per quello che ne so io non dispensa questo tipo di doni a chicchessia. 🙂

Nel mio piccolo continuo con l’idea di segnare la mia strada di mollichine e per questo aggiungo nella colonna di lato un paio di blog interessanti per riempire di attrezzi la mia cassetta del mestiere.

Sopravvivere alle PA

Continua la saga delle segnalazioni di buone pratiche. Oggi è il caso del sito della provincia di Perugia.

Anche le pubbliche amministrazioni cominciano a rispondere agli stimoli della rete e si adattano come possono. Quello che mi ha colpito è la rubrica denominata Sopravvivere alla pubblica amministrazione con relativa sezione stile “fronte unito per combattere il burocratese“.

Finalmente direi!

Il testo introduttivo ha la firma di Carlo Antonini, assessore alla Comunicazione, già questo segno di volontà a fare le cose per bene.

Certo inserire l’ indirizzo mail dell’assessorato all’interno di un pdf per comunicare con i cittadini non è proprio da web 2.0 ma da qualche parte bisogna cominciare.

Ad ogni modo scaricate le guide in pdf, forse non saranno il massimo dell’usabilità e non conterranno niente di nuovo ma quando si parla di PA non bisogna dare nulla per scontato!

PS. ho deciso di esplorare il mondo del microblogging partendo da Friendfeed, spero di scrivere presto qualcosa a riguardo.

Impara l’arte dagli altri

Per caso ho trovato stamattina il sito di questa azienda di search marketing a Treviso. Per una volta un esempio di comunicazione ben riuscito: testi brevi ma efficaci, molti approfondimenti nei diversi campi d’azione da parte di professionisti del settore, grafica semplice e pulita, il tutto nella perfetta cornice web 2.0.

Prendiamo esempio.