La ville lumière

Non sono scomparsa è solo che mi sono concessa una breve vacanzina di tre giorni a Parigi. Dovevo spuntare un altro museo della mia lista che stava diventando troppo pesante: il Louvre. Già che c’ero ho visitato anche quello d’Orsay.

Naturalmente ho preso le audioguide palmari, nei prossimi giorni conto di raccontare le impressioni con calma.

Tanto per non perdere il ritmo domani sono all’UXcamp al festival della creatività di Firenze. Prometto di prendere appunti! 😉

Quelli che…

Quelli che vivono per scrivere
Quelli che scrivono per non vivere
Quelli che, scrivendo, nascondono qualcosa in modo che venga poi scoperto
Quelli che, come me, scrivono perchè è sempre meglio far così che lavorare
Quelli che hanno la sindrome della pagina bianca e quelli che, purtroppo, non ce l’hanno
Quelli che scrivono sui muri, per dimostrare che ci sono
Quelli che fanno poesie in una vasca da bagno
Quelli che decantano poesie sotto la doccia
Quelli che si vergognano di diventare scrittori, e spesso sono gli scrittori migliori
Quelli che mandano cento messaggini al giorno, che non si sa mai
Quelli che non hanno lo stile, ma chi se ne frega
Quelli che lo stile ce l’hanno, ma è il sangue che gli manca
Quelli che scrivono perchè sono tristi
Quelli che scrivono perchè sono allegri
Quelli che scelgono la carta giusta, l’inchiostro giusto e aspettano per mesi una risposta
Quelli che ti scrivono in tempo reale
Quelli che scrivono di notte, perchè c’è l’ispirazione
Quelli che ti raccontano i fatti loro e sono convinti che sia letteratura
Quelli che scrivono per timidezza e pudore
Quelli che scrivono per presunzione
Quelli che scrivono sperando di cambiare il mondo
Quelli che, scrivendo, il mondo lo cambiano davvero.

Scusate ma ieri sono stata frettolosa e ho trascritto questa poesia senza nessun commento. Purtroppo non è farina del mio sacco ma di un certo Ivan Aleksandrovič Gončarov. Lungi da me prendere meriti che non mi spettano.

Padova: Giotto o non Giotto?

Sabato mattina sveglia alle 5 del mattino, destinazione Padova dove mi aspettava il matrimonio di un collega.
Inutile dire che domenica abbiamo approfittato della splendida giornata primaverile per una passeggiata in centro.
A onor del vero ero preoccupata per eventuali incidenti diplomatici con gli autoctoni, invece ho trovato una splendida città ben tenuta e molto cordiale.
Prima tappa non poteva che essere la Basilica di S. Antonio attorno a cui gira l’economia dell’intero centro storico di Padova. Più che di una basilica si tratta di una vera e propria cittadella religiosa. Chiesa, chiostro, biblioteca, musei antoniniani, anche tavoli da pic nic e sala multimediale.
Dopo la visita della chiesa in cui sono stata rapita dal suono dell’organo e dal maestoso coro che accompagnava la messa mi sono precipitata nella sala multimediale. La proiezione era in russo perchè, per la prima volta, la presenza di ucraini era più elevata di quella degli italiani. Con le nostre cuffiette wireless ci siamo avviati nella sala.
il video era di contenuto discutibile, ma ci sono stati alcuni spunti interessanti:
la sala sembrava piccola ma in realtà era divisa in tre parti da pannelli mobili.
I pannelli erano in legno e scomparivano con effetti molto simili a quelli di power point (tipo veneziana o ghigliottina) sulle tre pareti libere.
Carina l’idea di un diorama delle Case per i Fanciulli che ospitano ragazzi con difficoltà familiari all’interno di uno dei pannelli.
Ho trovato le cuffiette piuttosto utili, quando il pannello di fondo della sala si apriva per raggiungere la seconda parte del video l’audio si chiudeva costringendo l’utente a muoversi in avanti verso lo schermo. Allo stesso tempo però bastava un passo nella direzione sbagliata per chiudere l’audio e perdere parte della spiegazione (nessun comando di gestione audio).
Terminata la visita alla Basilica ci siamo messi sulle tracce della Cappella degli Scrovegni per vedere il ciclo pittorico più completo di Giotto.
Una parola.
A padova non c’è traccia di Giotto. Il maestro deve aver fatto qualche grave sgarro alla città durante il suo soggiorno perchè non esiste indicazione che segnali la sua presenza.
Ci siamo affidati ai passanti: sempre dritto, poi a destra, poi sempre dritto.
Camminiamo e camminiamo, strade deserte, negozi chiusi, nessun cartello eppure è il ciclo giottesco più importante al mondo. Mi viene il dubbio che forse lo sto sopravvalutando.
“Mi scusi, la cappella degli Scrovegni?”
“Oh, il gruppo davanti a voi mi fare la stessa domanda… (ride con accento anglosassone)”
“Forse perchè l’indicazione più vicina è nella chiesa di Santa Croce di Firenze?!” (penso io ma non lo dico).
“Dritto, poi decstro, camminare ancora”.
Vabbè non perdiamo le speranze ormai è una questione di principio.
Questa cos’è? Cappella degli Scrovegni? È una indicazione? Ma siamo davanti all’ingresso! C’è scritto enorme “Musei Civici di Padova!”. Vabbè, entriamo.
Facciamo i biglietti:
“Si due biglietti.
Ingresso solo su prenotazione?
Due posti solo per le 17.30? Ma sono le 13!!”
Non ci credo.
Ce l’ho messa tutta per vedere la mano di Giotto al lavoro, la sala multimediale e l’immagine coordinata del Museo ma non c’è stato verso… peccato.

Writer’s cafè o…

Nel mio girovagare in rete in cerca di risposte a domande che non so formulare ho fatto una scoperta che mi ha lasciata a bocca aperta per qualche minuto: esiste un software per scrivere romanzi!

Mi sembra di vedere le espressioni di sconcerto dei miei venti lettori. E vi dirò di più, in pochi minuti ne ho scovati due. Si tratta di Writer’s cafè e di Scrivener due software in grado di aiutarti a scrivere un romanzo.

Tu scegli i nomi dei personaggi e cominci a pensare all’intreccio, il programma ti aiuta a prendere appunti, a scrivere, crea uno storico delle modifiche che hai apportato e ti permette di tornare ad una versione precedente in qualsiasi momento.

Una time-line ti mostra con un colpo d’occhio fabula e intreccio, in questo modo puoi decidere che impronta dare alla narrazione, spostare scene e azioni con un semplice taglia e incolla, fare ricerche per Tag, costruire i profili dei personaggi.

Tra i commenti ho notato che alcuni ritengono indispensabili strumenti di questo tipo mentre altri preferiscono metodi più “tradizionali” (carta per gli appunti, editor per la stesura vera e propria o addirittura penna dalla A alla Z).

Sinceramente io non saprei. Non scrivo romanzi quindi un programma così complesso sarebbe uno spreco totale nelle mie mani anche se ho scaricato la versione di prova, inoltre credo mi terrorizzi l’idea di non usare più la penna per scrivere.

Certo se ora questi miei pensieri non li fermassi con una tastiera probabilmente volerebbero via o resterebbero a mio esclusivo uso e consumo, ma nonostante la dipendenza da web credo che la mia generazione abbia ancora bisogno della carta.

Prima di tutto la penna: chi la preferisce blu, chi nera, chi va a periodi (come me), punta sottile o grossa, morbida o più rigida; poi la carta… fogli sparsi o quaderno o bloc notes, righe o quadretti, liscio no… mi prende l’ansia da foglio immacolato e poi non vado dritta, infine scrivere con calma, con ordine, pagine e pagine come un vero amanuense, cancellare e riscrivere, strappare fogli e ricopiare.

Come potrei rinunciare a tutto questo?

Pensando ai software che creano l’intreccio sinottico mi è venuto in mente un aneddoto su Alessandro Manzoni che ho letto su qualche libro di letteratura italiana. Si dice che ogni mattina sedesse alla sua scrivania, prendesse dal suo cassetto dei pupi di pezza e cominciasse a farli muovere ricreando le scene che stava scrivendo e immaginando così le parole e i gesti di Renzo, Lucia e company.

Sarà perchè degli esami più impegnativi ti restano sempre le cose più importanti (gossip e curiosità) ma questa scena me la sono immaginata migliaia di volte.

Nella mia mente il buon Alessandro vestito di tutto punto con la sua aristocratica nonchalance (impressione che danno i ritratti sui libri) siede al suo tavolo di legno massiccio con le zampe a forma di leone (io lo immagino così), apre il cassetto e comincia a muovere questi pupi inventando storie come facevamo da bambine io e mia sorella con Barbie. Meraviglioso. L’unica differenza è che noi organizzavamo migliaia di feste per quella svampita di Barbie ballerina e lui ha scritto I promessi sposi. E scusate se è poco.

Se il mio beniamino avesse usato writer’s cafè siamo sicuri che avrebbe ottenuto lo stesso risultato? Per me no.