Writer’s cafè o…

Nel mio girovagare in rete in cerca di risposte a domande che non so formulare ho fatto una scoperta che mi ha lasciata a bocca aperta per qualche minuto: esiste un software per scrivere romanzi!

Mi sembra di vedere le espressioni di sconcerto dei miei venti lettori. E vi dirò di più, in pochi minuti ne ho scovati due. Si tratta di Writer’s cafè e di Scrivener due software in grado di aiutarti a scrivere un romanzo.

Tu scegli i nomi dei personaggi e cominci a pensare all’intreccio, il programma ti aiuta a prendere appunti, a scrivere, crea uno storico delle modifiche che hai apportato e ti permette di tornare ad una versione precedente in qualsiasi momento.

Una time-line ti mostra con un colpo d’occhio fabula e intreccio, in questo modo puoi decidere che impronta dare alla narrazione, spostare scene e azioni con un semplice taglia e incolla, fare ricerche per Tag, costruire i profili dei personaggi.

Tra i commenti ho notato che alcuni ritengono indispensabili strumenti di questo tipo mentre altri preferiscono metodi più “tradizionali” (carta per gli appunti, editor per la stesura vera e propria o addirittura penna dalla A alla Z).

Sinceramente io non saprei. Non scrivo romanzi quindi un programma così complesso sarebbe uno spreco totale nelle mie mani anche se ho scaricato la versione di prova, inoltre credo mi terrorizzi l’idea di non usare più la penna per scrivere.

Certo se ora questi miei pensieri non li fermassi con una tastiera probabilmente volerebbero via o resterebbero a mio esclusivo uso e consumo, ma nonostante la dipendenza da web credo che la mia generazione abbia ancora bisogno della carta.

Prima di tutto la penna: chi la preferisce blu, chi nera, chi va a periodi (come me), punta sottile o grossa, morbida o più rigida; poi la carta… fogli sparsi o quaderno o bloc notes, righe o quadretti, liscio no… mi prende l’ansia da foglio immacolato e poi non vado dritta, infine scrivere con calma, con ordine, pagine e pagine come un vero amanuense, cancellare e riscrivere, strappare fogli e ricopiare.

Come potrei rinunciare a tutto questo?

Pensando ai software che creano l’intreccio sinottico mi è venuto in mente un aneddoto su Alessandro Manzoni che ho letto su qualche libro di letteratura italiana. Si dice che ogni mattina sedesse alla sua scrivania, prendesse dal suo cassetto dei pupi di pezza e cominciasse a farli muovere ricreando le scene che stava scrivendo e immaginando così le parole e i gesti di Renzo, Lucia e company.

Sarà perchè degli esami più impegnativi ti restano sempre le cose più importanti (gossip e curiosità) ma questa scena me la sono immaginata migliaia di volte.

Nella mia mente il buon Alessandro vestito di tutto punto con la sua aristocratica nonchalance (impressione che danno i ritratti sui libri) siede al suo tavolo di legno massiccio con le zampe a forma di leone (io lo immagino così), apre il cassetto e comincia a muovere questi pupi inventando storie come facevamo da bambine io e mia sorella con Barbie. Meraviglioso. L’unica differenza è che noi organizzavamo migliaia di feste per quella svampita di Barbie ballerina e lui ha scritto I promessi sposi. E scusate se è poco.

Se il mio beniamino avesse usato writer’s cafè siamo sicuri che avrebbe ottenuto lo stesso risultato? Per me no.

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