Padova: Giotto o non Giotto?

Sabato mattina sveglia alle 5 del mattino, destinazione Padova dove mi aspettava il matrimonio di un collega.
Inutile dire che domenica abbiamo approfittato della splendida giornata primaverile per una passeggiata in centro.
A onor del vero ero preoccupata per eventuali incidenti diplomatici con gli autoctoni, invece ho trovato una splendida città ben tenuta e molto cordiale.
Prima tappa non poteva che essere la Basilica di S. Antonio attorno a cui gira l’economia dell’intero centro storico di Padova. Più che di una basilica si tratta di una vera e propria cittadella religiosa. Chiesa, chiostro, biblioteca, musei antoniniani, anche tavoli da pic nic e sala multimediale.
Dopo la visita della chiesa in cui sono stata rapita dal suono dell’organo e dal maestoso coro che accompagnava la messa mi sono precipitata nella sala multimediale. La proiezione era in russo perchè, per la prima volta, la presenza di ucraini era più elevata di quella degli italiani. Con le nostre cuffiette wireless ci siamo avviati nella sala.
il video era di contenuto discutibile, ma ci sono stati alcuni spunti interessanti:
la sala sembrava piccola ma in realtà era divisa in tre parti da pannelli mobili.
I pannelli erano in legno e scomparivano con effetti molto simili a quelli di power point (tipo veneziana o ghigliottina) sulle tre pareti libere.
Carina l’idea di un diorama delle Case per i Fanciulli che ospitano ragazzi con difficoltà familiari all’interno di uno dei pannelli.
Ho trovato le cuffiette piuttosto utili, quando il pannello di fondo della sala si apriva per raggiungere la seconda parte del video l’audio si chiudeva costringendo l’utente a muoversi in avanti verso lo schermo. Allo stesso tempo però bastava un passo nella direzione sbagliata per chiudere l’audio e perdere parte della spiegazione (nessun comando di gestione audio).
Terminata la visita alla Basilica ci siamo messi sulle tracce della Cappella degli Scrovegni per vedere il ciclo pittorico più completo di Giotto.
Una parola.
A padova non c’è traccia di Giotto. Il maestro deve aver fatto qualche grave sgarro alla città durante il suo soggiorno perchè non esiste indicazione che segnali la sua presenza.
Ci siamo affidati ai passanti: sempre dritto, poi a destra, poi sempre dritto.
Camminiamo e camminiamo, strade deserte, negozi chiusi, nessun cartello eppure è il ciclo giottesco più importante al mondo. Mi viene il dubbio che forse lo sto sopravvalutando.
“Mi scusi, la cappella degli Scrovegni?”
“Oh, il gruppo davanti a voi mi fare la stessa domanda… (ride con accento anglosassone)”
“Forse perchè l’indicazione più vicina è nella chiesa di Santa Croce di Firenze?!” (penso io ma non lo dico).
“Dritto, poi decstro, camminare ancora”.
Vabbè non perdiamo le speranze ormai è una questione di principio.
Questa cos’è? Cappella degli Scrovegni? È una indicazione? Ma siamo davanti all’ingresso! C’è scritto enorme “Musei Civici di Padova!”. Vabbè, entriamo.
Facciamo i biglietti:
“Si due biglietti.
Ingresso solo su prenotazione?
Due posti solo per le 17.30? Ma sono le 13!!”
Non ci credo.
Ce l’ho messa tutta per vedere la mano di Giotto al lavoro, la sala multimediale e l’immagine coordinata del Museo ma non c’è stato verso… peccato.

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