Spiegare non ostacolare

Ultimamente sono stata un po’scostante con l’aggiornamento del blog: tanti impegni lavorativi e la contingente fioritura dei cipressi (alias allergia a go go) mi hanno distolto dalla mia costante attenzione al web.
Bando alle ciance. Sabato scorso sono stata alla presentazione della mostra personale di un’artista emergente: Beatrice Di Stefano. L’ambiente era un po’ forzato per me nel senso che quella non è la gente che normalmente frequento, ma è bello mettersi alla prova con situazioni estreme.
Interessanti le opere, estremamente moderne (arte contemporanea per interdeci); in più ho avuto modo di riflettere su alcuni aspetti comunicativi e di respiro più ampio.
Certo Caravaggio sarebbe inorridito sapendo che quei “mostriciattoli” vorrebbero rientrare nella definizione di Arte (lo scrivo non a caso con la lettera maiuscola), ma la modernità comporta anche questo.
Il web ha fatto la rivoluzione. Grafica e pixel aspirano a diventare protagonisti nei musei, nelle mostre, nell’arte in generale. Ormai non si accontentano più del ruolo di “principe consorte” e gli amanti dell’arte figurativa, delle tele, degli affreschi devono farsene una ragione.
Personalmente mi incuriosiscono le nuove forme di arte anche se ho bisogno di tempo per metabolizzare e per far “decantare” l’impressione, quello che non accetto di tanti “artisti” è la superbia.
L’arte non deve essere data per scontata.
La vera Arte va spiegata, o meglio chi guarda deve avere gli strumenti per capire e se non fanno parte del suo bagaglio culturale gli vanno dati. Solo a quel punto, potrà decidere se apprezzare un artista e un’opera o no.
Chi pensa di guadagnare l’alloro e di ricoprirsi di gloria semplicemente creando un alone di indefinibile misticismo attorno alle sue opere non farà tanta strada. Almeno con me.
Sono una ferma oppositrice dell’attuale trend che – sulla scia di un finto minimalismo – vuole mascherare una realtà fatta di pochezza con un velo di intellettualismo nevrotico e considera inutili didascalie, cataloghi, spiegazioni.
Non voglio tirare acqua al mio mulino, ma sono convinta che così come ci sono momenti in cui le immagini parlano da sole, ci sono tanti altri momenti – a dire il vero la maggior parte – in cui la parola è l’unica chiave per entrare nel mondo dell’artista.
Questo non lo dico solo io, così la pensava anche Il genio di Magritte che infatti usava tantissimo le parole nelle sue opere.
Una cosa è bella quando hai la possibilità di poter vedere anche quello che non si vede. E nell’arte contemporanea questo è tutto, se consideriamo che spesso non si capisce neanche da che verso devo guardare “l’opera”.
Forse molti non se ne ricordano più, ma a fare la fortuna di un artista è anche il popolo profano e non solo il sacro intellettuale.

One thought on “Spiegare non ostacolare

  1. Una volta sono stata a vedere uno squarcio della Biennale di Venezia…venti minuti di filmato in cui giovani di tutto il mondo (stile Benetton), mi dicevano di non voler fare “figli per questo paese…”
    …Sicuramente efficaci: mi hanno convinto.
    Credo che oltre ad aver peggiorato la statistica sulla futura natalità in Italia, non mi hanno trasmesso molto.
    A distanza di anni, ormai, mi chiedo ancora:ma che cavolo volevano dire?…MAH…
    Forse se ci avessero messo un’ indicazione, la mia fantasia avrebbe avuto dei limiti, ma di certo, oggi, avrei una concezione più pratica di queste “Opere d’Arte”.

    Firmato
    Un membro del popolo profano

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