Repetita iuvant

Rispolverare qualche buona regola fa sempre bene, così come fa sempre bene sfogliare i libri delle elementari: non ci crederete mai ma ci sono un’infinità di cose che pensiamo di sapere ma che in realtà abbiamo rimosso dalla Ram.
Siccome a me repetita iuvant, trascrivo le regole che Stephen King suggerisce in On writing:

  • non usare più di 21 parole in una frase;
  • non usare mai una parola complicata quando ce n’è una semplice in alternativa;
  • guarda avverbi e aggettivi con sospetto;
  • usa sempre la forma attiva dei verbi;
  • cura la scelta dei sostantivi evitando le parole “tuttofare”;
  • vai subito al dunque;
  • fai domande;
  • stuzzica la curiosità del lettore.

È ovvio che non si tratta di dogmi assoluti, ma di consigli da prendere – piuttosto – come generiche linee guida. Certo molto dipende dallo stile.
Ci sono alcuni scrittori capaci di mantenere alto il registro di un periodo anche molto lungo, così come riescono a caricare di aspettative un personaggio  circondandolo di aggettivi o sono capaci di dilatare il tempo con gli avverbi.
Mi dispiace dirlo ma sono in pochi (molto pochi) gli scrittori che possono permettersi una cosa del genere.
Valutate la possibilità che non siate tra questi e cercate di non strafare perché, in realtà, la vera norma da seguire è il buon senso, la linearità del concetto, il ritmo. Il resto – come in tutte le cose – è una questione di esercizio e di stile.

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