Un nuovo attrezzo

Non mi capita spesso di occuparmi di bandi di gara, presa come sono nella produzione, invece nelle ultime settimane me ne sono capitati due a ruota.
Di solito quando il bando arriva a me è stato già alleggerito della parte teorica (la stesura del progetto) ed io devo occuparmi “solo” dell’idea su wireframe.
Questa volta, invece, oltre ai wireframe ho scritto tre paragrafi dell’indice generale.
Da un lato è stata una bella esperienza perché nuova, e a me le novità mi piacciono sempre (o quasi), dall’altro ho capito tante cose che prima avevo solo percepito.
Il mio lavoro era limitato alla progettazione dei contenuti multimediali di un percorso di valorizzazione turistica dell’Italia all’estero. Molto carino.
Mi sono armata di foglio, matita e cuffie e ho cominciato a pensare. La pista era in parte tracciata perché sapevo già che dovevano esserci venti video: dieci di contenuto turistico, altrettanti enogastronomici.
Mi è capitato, a volte, di leggere delle offerte tecniche: una noia mortale. Incomprensibili, pieni di tecnicismi e parole inglesi, ripetono continuamente lo stesso concetto con il bieco obiettivo di allungare il brodo. A quale scopo? Forse pensano che chi giudica sceglie in base al grado di incomprensione (spero), o guarda solo il ribasso economico (più probabile).
Anche se fosse vero che guardano solo i prezzi, perchè non è possibile tradurre in qualcosa di comprensibile un lavoro che va comunque fatto?
La mia proverbiale ingenuità e la voglia che ancora ho di cambiare il mondo mi ha suggerito di approfittare della situazione e di imparare qualcosa.
Ho scelto la strada meno scontata per dare un senso alla promozione turistica dell’Italia (no pizza, mandolino, spaghetti per interderci) e ho cominciato a scrivere. L’ho fatto con il mio stile perché altri non mi riescono.
Io lavoro di immagini. Penso, concretizzo e descrivo. A volte il risultato è decente, altre volte eccessivo.
La giusta misura? Spesso è stato difficile trovarla. A posteriori mi sono accorta che alcune espressioni erano strabordanti e fuori luogo – si trattava pur sempre una Offerta Tecnica e non di un libero sfogo della fantasia.
Altre volte le espressioni colorate vestivano perfettamente l’idea che avevo in mente.
Ad esempio: “Borghi e piccoli centri, cosa c’è all’opposto? La roboante grande città, la vertigine da novità. È il frastuono delle idee che girano vorticose nel distretto del design Made in Italy. Stiamo parlando di Milano – capitale della moda italiana – centro fieristico internazionale, futura sede della grande Expo del 2015, luogo in cui si radunano i grandi industriali italiani per discutere le nuove strategie di mercato.” è anche carino e racconta una città frenetica come Milano ma “L’Italia è tutto questo e molto di più: l’immagine che vogliamo esportare concilia tradizione e modernità: il Bel Paese si sveglia e mette i panni di una bella ragazza emancipata ma con la faccia pulita.” è decisamente troppo per il contesto un po’ ingessato di un progetto di gara.
Alla fine ne è venuto fuori un testo decente, ma la revisione è stata serrata. Un paziente lavoro da cesellatore che non potevo fare da sola.
Ho capito una cosa: le ali servono per volare alto ma la vera bravura (quella che si raggiunge con gli anni e con l’esperienza) consiste nel saper dosare la forza al momento opportuno.
Nel mio piccolo continuerò la mia personale battaglia di stile nei testi aziendali, ma da oggi in poi con la valigia degli attrezzi un po’ più pesante.

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Oltre il visibile

Può essere divertente a volte vedere le cose con un occhio diverso rispetto a quello che siamo abituati a fare.
Mi sono sempre chiesta se il medico, ad esempio, guarda la gente pensando alle loro arterie, così come per deformazione le sarte guardano immediatamente le cuciture interne degli abiti.
Ultimamente mi sta capitando questo con i siti web. Navigando continuamente siamo capaci di dire se ci piace, se è facile da scorrere, se si capisce cosa fa di mestiere l’azienda.
Ma avete mai provato a creare la struttura di un sito ex novo o a fare un restyling di quello che c’è già? Io ho cominciato da un po’ e mi piace un sacco.
Prima di tutto devi accendere il cervello e guardare oltre il visibile: immaginare quello che ora manca, pensare a soluzioni nuove o più usabili, capire quali sono le priorità e gli obiettivi del sito e tenere conto del “target” dei visitatori. E quando non sai come uscire da un’empasse o hai la sindrome da pagina bianca? Semplice: vai in rete e guardi come hanno fatto gli altri!
Ai corsi di marketing insegnano che prima di tutto bisogna bisogna capire quali sono gli obiettivi, fare un’analisi dei “competitor” e del mercato, quindi identificare il “target”. Tutto ciò sarà anche vero, ma aggiungerei un aspetto da non sottovalutare: avere tanta curiosità. Navigare solo tra i siti dei concorrenti e prendere spunto vuol dire scopiazzare e di siti così ce ne sono abbastanza.
Quello che serve è riflettere perché un’intuizione può venire anche da un portale che si occupa di tutt’altro. Questo intendo quando dico “guardare un sito web con occhi diversi”: guardare la struttura dei contenuti, l’organizzazione grafica nella pagina, le scelte di stile e di contenuto.
La vera sfida è pensare ad una struttura tanto bene architettata che quasi non ha bisogno di essere vestita di grafica. Non voglio denigrare il prezioso lavoro dei grafici, ma mettere un abito di Valentino addosso ad un mostro marino non serve a niente.