A lezione di europrogettazione…

Ho appena chiuso un lavoro piuttosto complesso che fa parte di un progetto di ricerca europeo.
Nonostante il record di “nessuna assenza” durante le lezioni di Europrogettazione del Master, non avevo idea di cosa poteva essere scrivere un documento di questo tipo. Ecco, ora lo so. Massacrante.
Dico solo che ho iniziato a lavorarci a metà Maggio (con la pausa di tutto Giugno) e che il risultato finale non mi ha soddisfatta del tutto.
Naturalmente il mio era solo un “deliverable” ovvero una parte del progetto ed aveva come argomento “l’interazione uomo-macchina nei device portatili all’interno dei luoghi d’arte“. Bella storia.
Scrivere un documento così lungo e con delle basi scientifiche può diventare una palestra formativa.

Prima di tutto l’indice. Cominci a buttare giù un indice di massima e inizi a cercare materiale perché un deliverable deve essere argomentato passo per passo. Libri, articoli su riviste, siti, interventi a conferenze, bisogna documentarsi moltissimo e cercare di dare un senso al mare magnum che ne viene fuori. Questa prima fase ha portato via tantissimo tempo anche perché gran parte del materiale è in inglese e va tradotto.
Quindi sono passata alla fase di stesura. Ho scritto senza farmi troppe domande sulla forma e senza sapere esattamente dove sarei arrivata. Anche questa fase è stata lunga e complessa.
Alla fine della prima bozza ero distrutta e felice ma non sapevo che il peggio doveva ancora venire.
La rilettura è stata un incubo: più andavo avanti più mi rendevo conto che a livello concettuale il discorso non filava, tante idee e spunti emersi dalle esperienze personali con le audioguide dei musei americani ma nessun progetto d’insieme di largo respiro.
Ho smontato tutto, riscritto alcuni pezzi, cercato altro materiale. Mi è venuto in mente quello che diceva Hemingway della prima stesura dei suoi libri. Verissimo.
Non so quante volte ho rivisto questo documento: ogni volta c’era qualcosa che non andava. La parte peggiore è stata arrivare a delle conclusioni, trovare un modello di interazione.

Come ho detto all’inizio non sono del tutto soddisfatta perchè il risultato non è proporzionato all’impegno che ci ho messo. Però ho imparato la lezione:

  1. un deliverable non è un romanzo quindi necessita anche di revisioni intermedie ad ogni capitolo, il rischio altrimenti è di allontanarsi progressivamente dall’obiettivo;
  2. le mie idee non interessano a nessuno e non hanno valore scientifico quindi non posso basarmi su delle sensazioni ma devo argomentare con dei testi autorevoli;
  3. il lavoro di team è tutto, dovevo chiedere più riunioni e allineamenti: avrei risparmiato molta fatica;
  4. ogni tanto è bene staccarsi un attimo dal testo e guardarlo dal di fuori, perché come in tutte le cose quando si è troppo coinvolti non si ragiona con la mente ma con il cuore;
  5. non sono stata una brava burattinaia perché dovevo tirare meglio le fila del discorso;
  6. i tempi devono essere calibrati con attenzione: nel mio caso la fase di revisione è stata così lunga e laboriosa che ho avuto poco più di un’ora per la formattazione e neanche un minuto per riaprire la stampa Pdf.

Tanti rimpianti ma anche una nuova esperienza in archivio. La prossima volta sarà diverso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...