Scelte di campo

  • Mi sono scocciata di fare il punto;
  • dello stato dell’arte non mi importa;
  • non voglio rischiare malattie interfacciandomi con qualcuno;
  • basta con le corde dell’anima;
  • non twitto;
  • non follo;
  • non purchuo (o come si scrivono);
  • non bloggo neanche su questo blog perchè al massimo scrivo un post;
  • e soprattutto… basta con Assolutamente si.

Ecco, io faccio una scelta di campo e dico: basta.

Calvino e gli ebook

Tempo fa ho comprato le Lezioni americane di Italo Calvino, ma per una serie di motivi il libro è rimasto sullo scaffale a fare presenza. Due giorni fa, invece, ho deciso che era arrivato il momento di leggerlo e ho cominciato.
La premessa è di una modernità disarmante: a cavallo con il nuovo millennio Calvino racconta il futuro, le nuove forme di fruizione del libro, l’eterna lotta con le parole di pietra che appesantiscono il testo invece di dargli la spinta a volare con grazia; ma scrive negli anni ’80 e non poteva conoscere nè iPad nè Kindle. Ci sono delle persone che sono così avanti che analizzando lucidamente il presente raccontano il futuro.
Leggere la sua premessa mi ha fatto riflettere circa la querelle tra libro digitale e vecchia editoria cartacea.
C’è lo schieramento dei progressisti che leggono solo ebook e considerano la carta un accessorio vintage, chi dice – al contrario – che i nuovi formati tramonteranno presto e che non possono competere con i libri di carta.
Forse hanno ragione i primi, forse gli altri non hanno tutti i torti.
Non mi stupirei se i ragazzi portassero a scuola un iPad da 700 grammi piuttosto che sette libri da 2 chili l’uno nè vorrei a tutti i costi che mia madre consultasse le ricette su un’App.
Il punto è un altro.
Le trasformazioni sono inevitabili, e non sempre implicano una perdita. È il corso naturale della mente umana che significa guardare un oggetto con occhi diversi, associargli un nuovo significato, arricchirlo di chiavi di lettura.
Quello su cui dovremmo concentrarci non è il mezzo ma il fine.
Non importa se la gente legge i giornali su un reader o su carta, importante è che legga, si informi, pensi con la sua testa.
Se un ragazzo preferisce leggere un libro su iPad piuttosto che su carta, dico “ben venga, l’importante è che legga”.
Il “come” in questo caso implica una serie di cambiamenti che definisco secondari rispetto allo scopo più generale che è di riavvicinare la gente alla lettura e, più in generale, alle parole.
Questa sarebbe la vera rivoluzione. Se saranno gli ebook a farlo, non avrà vinto Kindle o il reader di turno, avremmo vinto tutti.

Claim secondo Apple

Non sono una fan della Apple. Mi piacciono alcuni dei loro prodotti ma mi rendo conto che sono principalmente degli ottimi venditori. Si, perché sono stati capaci di trasformare ogni nuova idea che hanno avuto in un bisogno primario equiparabile alla corrente elettrica.
Al di là di tutto, sono dei maestri di comunicazione da cui possiamo solo imparare. Dai Keynote di Jobs, alla comunicazione per il sito web, Apple fa scuola. Spesso mi è capitato di sentire gente che vuole il sito simile al loro, che imposta le presentazioni come quelle dell’amministratore delegato, qualcuno dice che compra Mac perché provoca dipendenza.
Una cosa interessante però è notare lo stile comunicativo che usano per il sito web: testata molto grande con immagine del prodotto di punta in primo piano, parole con il contagocce ma studiatissime, il cui semplice concetto è “di questo prodotto non puoi più fare a meno, noi siamo i più bravi a farlo, compralo prima degli altri”.
Per arrivare a questo livello di penetrazione mentale non trascurano nulla: sanno ad esempio che, usare la stessa grafica per tutti i Paesi in cui distribuiscono rafforza l’idea di appartenenza ad una comunità globale, ma tradurre semplicemente i testi in tutte le lingue non è una mossa intelligente. Lingue differenti, difficoltà di tradurre il ritmo delle frasi, giochi di parole che non sempre possono essere resi espliciti, il tutto posato su un sostrato culturale anche molto diverso.
Guardate queste due schermate ad esempio:
cattura sito americano
Il messaggio è praticamente lo stesso: oggi (la cattura è di ieri) sarà annunciata una notizia sensazionale. L’effetto suspance è assicurato da entrambi i claim, ma ci sono delle piccole differenze.
Quasi identica la prima frase (Tomorrow is just another day – Domani sarà un giorno come gli altri), tranquilla e quasi pacata. Insomma domani aspettati un giorno di routine come tutti gli altri.
L’esplosione è nella seconda parte: That you’ll never forget – O magari no. Esasperato e sensazionalistico quello americano, più garbato e contenuto quello italiano.
Perché questa differenza? Perché in Italia il pezzo sensazionalistico non avrebbe reso, chiunque avrebbe detto “la solita americanata”, e non gli avrebbe dato il giusto peso.
“O magari no” invece è perfetto. Breve, incalza nel ritmo, quasi in rima nella ripetizione di O, l’equivalente di una strizzata d’occhio. Insomma la traduzione in testo di quel codice gestuale muto che è parte fondamentale della comunicazione di noi italiani: un occhiolino appena accennato che nega qualsiasi cosa stiamo dicendo a voce, creando nello stesso tempo un ottimo effetto di attesa.
Usato nella versione americana, invece, non avrebbe attirato abbastanza l’attenzione, perché tra i rumori della metropoli devi gridare più forte per farti ascoltare.
A mondi diversi corrispondono diversi canali comunicativi, la globalizzazione ne esce sconfitta. Ad ogni modo bravi entrambi i copy, ancora una volta obiettivo raggiunto.
Non ci resta che stare a vedere che succede oggi. 😉

Figure retoriche a go-go

La Rai sta per lanciare un nuovo canale: RAI5 il cui sottotitolo è “La Tv in tutti i sensi”.


Chi ha pensato al video di lancio ha usato un approccio interessante dal punto di vista comunicativo: il testo, infatti, è tutta una rincorsa di sensazioni contrapposte e stridenti solo all’apparenza.

Per fare qualche esempio:
ho pianto di gusto
ho assaporato sudore e polvere
ho ascoltato il sapore della vita
ho sentito l’odore della passione

Si tratta dell’uso di una figura retorica che sono andata a rispolverare nella memoria della grammatica liceale: la sinestesia. Come mi ha ricordato Wikipedia “La sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due termini appartenenti a due sfere sensoriali diverse.”

Tra gli esempi di Wikipedia mi piace citare il buon Faber nell’album la Buona Novella (il mio preferito):
Quando mi chiese: “Conosci l’estate?”
io per un giorno per un momento, corsi a vedere il colore del vento
(Fabrizio De André, Il sogno di Maria)

Per tornare al promo di RAI5, credo che l’idea non sia nuovissima in generale così come la grafica ma ho apprezzato molto il testo: piacevole, leggero, fresco, ben cadenzato.
In realtà non ho capito di cosa tratterà il nuovo canale, ma forse è meglio così.

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Sssh
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ho detto ssh
-_-

non ti muovere
non girare la testa
non fare smorfie

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poco rumore
respira piano

ho tante cose da dire
lasciale nella tua testa
saltano dal cervello alla bocca
serra le labbra
vogliono uscire
no! sssh
-_-

anche oggi ce l’ho fatta
zitta zitta
–  –

?

domani ci riprovo

Al centro Darwin del Museo di Storia Naturale di Londra

Sono stata a Londra, finalmente la triade è completa: ho visto il Louvre, il MoMA e il British Museum.
Se avessi cominciato a viaggiare qualche anno fa molte cose sarebbero state più semplici, perché quando la memoria ha un appiglio nell’esperienza diretta ricorda e interiorizza più facilmente che basandosi solo sui libri. Vabbè, non è ancora troppo tardi. 🙂
Il Museo più interessante dal punto di vista tecnologico è certamente quello di Storia Naturale ed in particolare la sezione Darwin.
Estremamente didattico e pensato per i più piccoli ha una buona impostazione dal punto di vista allestitivo perché cerca di ridurre la distanza tra il visitatore e gli oggetti che contiene.
Facciamo degli esempi: su alcuni tavoli è facile trovare alcuni degli strumenti che gli scienziati usano nei loro laboratori (ovviamente si tratta di riproduzioni in materiali resistenti) che chiunque può toccare e guardare da vicino, ma la cosa divertente è che a ciascuno è abbinato un video che racconta a cosa serve esattamente l’oggetto in questione. Basta toccare l’oggetto che il codice a infrarosso fa partire il video.
Altra cosa interessante sono i leggii touch da sfogliare: niente di nuovo se non per delle intromissioni in flash che permettono ad un elemento selezionato di muoversi. Sono soprattutto libri di botanica quindi è divertente toccare – ad esempio – una farfalla, leggere qualche informazione e poi vederla volare via. I bambini erano molti divertiti…
Il percorso di visita è tutto una scoperta di video, retroproiezioni, multimediali, vetrine interattive. Ma la cosa più bella sono i tavoli interattivi che contengono giochi didattici ed esperimenti, tra questi il più interessante era certamente questo:

su una superficie touch vengono proiettate delle immagini, l’utente interagisce con gli oggetti sul tavolo (deve metterli  dentro la sacca dell’esploratore) e con il personaggio nel monitor ovvero il capo della spedizione; il professore prima mostra e spiega gli attrezzi poi li lancia sul tavolo dove compaiono magicamente. Il video ha anche una webcam per scattare una foto all’utente e personalizzare il suo cartellino da esploratore.
Non so se ricordate il video del progetto Natal che X-Box stava mettendo a punto, ecco questa applicazione va proprio in quella direzione anche se manca ancora di interattività vocale.
Un aspetto da non sottovalutare è stata la differente reazione di adulti e bambini all’interazione con la macchina: gli adulti erano divertiti, decisamente sorpresi e un po’ impacciati, i bambini – invece – erano molto divertiti ma per nulla sorpresi, una interazione decisamente più “naturale” la loro.
A questo punto dovrebbe partire la discussione sulle differenze tra le interazioni uomo-macchina dei nativi digitali e dei dinosauri digitali.