Claim secondo Apple

Non sono una fan della Apple. Mi piacciono alcuni dei loro prodotti ma mi rendo conto che sono principalmente degli ottimi venditori. Si, perché sono stati capaci di trasformare ogni nuova idea che hanno avuto in un bisogno primario equiparabile alla corrente elettrica.
Al di là di tutto, sono dei maestri di comunicazione da cui possiamo solo imparare. Dai Keynote di Jobs, alla comunicazione per il sito web, Apple fa scuola. Spesso mi è capitato di sentire gente che vuole il sito simile al loro, che imposta le presentazioni come quelle dell’amministratore delegato, qualcuno dice che compra Mac perché provoca dipendenza.
Una cosa interessante però è notare lo stile comunicativo che usano per il sito web: testata molto grande con immagine del prodotto di punta in primo piano, parole con il contagocce ma studiatissime, il cui semplice concetto è “di questo prodotto non puoi più fare a meno, noi siamo i più bravi a farlo, compralo prima degli altri”.
Per arrivare a questo livello di penetrazione mentale non trascurano nulla: sanno ad esempio che, usare la stessa grafica per tutti i Paesi in cui distribuiscono rafforza l’idea di appartenenza ad una comunità globale, ma tradurre semplicemente i testi in tutte le lingue non è una mossa intelligente. Lingue differenti, difficoltà di tradurre il ritmo delle frasi, giochi di parole che non sempre possono essere resi espliciti, il tutto posato su un sostrato culturale anche molto diverso.
Guardate queste due schermate ad esempio:
cattura sito americano
Il messaggio è praticamente lo stesso: oggi (la cattura è di ieri) sarà annunciata una notizia sensazionale. L’effetto suspance è assicurato da entrambi i claim, ma ci sono delle piccole differenze.
Quasi identica la prima frase (Tomorrow is just another day – Domani sarà un giorno come gli altri), tranquilla e quasi pacata. Insomma domani aspettati un giorno di routine come tutti gli altri.
L’esplosione è nella seconda parte: That you’ll never forget – O magari no. Esasperato e sensazionalistico quello americano, più garbato e contenuto quello italiano.
Perché questa differenza? Perché in Italia il pezzo sensazionalistico non avrebbe reso, chiunque avrebbe detto “la solita americanata”, e non gli avrebbe dato il giusto peso.
“O magari no” invece è perfetto. Breve, incalza nel ritmo, quasi in rima nella ripetizione di O, l’equivalente di una strizzata d’occhio. Insomma la traduzione in testo di quel codice gestuale muto che è parte fondamentale della comunicazione di noi italiani: un occhiolino appena accennato che nega qualsiasi cosa stiamo dicendo a voce, creando nello stesso tempo un ottimo effetto di attesa.
Usato nella versione americana, invece, non avrebbe attirato abbastanza l’attenzione, perché tra i rumori della metropoli devi gridare più forte per farti ascoltare.
A mondi diversi corrispondono diversi canali comunicativi, la globalizzazione ne esce sconfitta. Ad ogni modo bravi entrambi i copy, ancora una volta obiettivo raggiunto.
Non ci resta che stare a vedere che succede oggi.😉

One thought on “Claim secondo Apple

  1. Concordo in pieno con quello che hai scritto.
    Mi piace molto il “O magari no” adottato per l’italiano perchè stimola tutti a sognare ed è molto musicale.. E’ talmente bilanciato nelle lettere da sembrare quasi palindromo!

    Ebbravi Eppòl!

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