Compromessi tecnologici

Per lavoro ho dovuto fare delle ricerche su qualche nuova tecnologia da adattare in un progetto di promozione turistico-culturale.
Mi sono venuti in mente alcuni video che avevo visto tempo fa sugli affreschi di Giotto nella basilica di Assisi. Si tratta di una ricostruzione della Regola di San Francesco in un teatro immersivo che permette allo spettatore di entrare nella scena e guardare l’opera dall’interno.
Questo il video:

Ho assistito ad una proiezione simile nella Galleria dell’Accademia di Firenze, all’interno di una mostra sull’amore coniugale.
A Firenze non c’era audio e la resa nella ricostruzione 3D mi è sembrata meno curata della prova di Assisi anche se ugualmente di forte impatto emotivo sul pubblico.
Non so com’è ma l’idea di poter vedere oltre il visibile ha sempre incuriosito chiunque; evidentemente anche nell’arte questa può essere la mossa vincente per catturare l’attenzione del pubblico.
La tecnologia al servizio dell’arte, del cinema, della narrativa. Sono la prima a favorire scambi e nuove esperienze, ad ogni modo mi chiedo: non staremo perdendo di vista il fine? La riflessione è nata da un sito di avanguardie tecnologiche che ho trovato in rete. Tecnologie che lasciano a bocca aperta, ma nessun riferimento ai contenuti.
L’obiettivo di una mostra deve restare sempre quello di far conoscere al pubblico un artista, un’opera, far emergere un aspetto culturale poco conosciuto.
Il punto di partenza quindi deve essere: cosa voglio raccontare? Cosa voglio che emerga? Solo dopo aver chiarito questo aspetto possiamo pensare a come realizzarlo e se la cosa migliore è affiancare (attenzione: dico affiancare non sostituire) alla visita anche delle tecnologie o no.
Ho come l’impressione che spesso ad emergere sia solo la voglia di stupire, di catturare il pubblico più giovane, di fare dell’arte una forma di marketing e temo sinceramente che questi aspetti finiscano per compromettere il risultato.
Non sono contraria alle mostre di richiamo, ai grandi eventi, all’innesto di altre competenze tra chi si occupa dei beni culturali (economisti, account, PR) ma ricordiamoci tutti che il protagonista deve essere il contenuto. Sempre e comunque.

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