I nativi digitali

I nativi digitali sono intorno a noi, crescono nelle nostre case, giocano con iPad e l’iPhone come fosse la cosa più naturale del mondo. Imparano a usare contemporaneamente le interfacce touch, la forchetta e a fare la pipì nel water.
Ho assistito io stessa alla scena di una bambina di tre anni che giocava con un iPhone e senza nessuna esitazione muoveva icone e spostava rane (anche con due dita) in un giochino che le aveva scaricato sua madre.
So per certo che si diverte allo stesso modo quando guarda un cartone animato in dvd o se le racconti una storia dei Barbapapà, segno che per lei sono tutti giochi più o meno equivalenti.
Guardandola usare l’iPhone, ho percepito il peso della definizione di nativo digitale e non ho sentito accezioni negative.
Noi che siamo cresciuti con le Barbie e abbiamo messo le mani su un computer a diciotto anni che diritto abbiamo di criticare una generazione che invece è nata su internet?
La mia esperienza dice che giocare con gli altri bambini a nascondino è stato piacevole ed educativo, ma ricordo che già mia madre criticava le ore che passavamo davanti alla Tv dicendo che a casa sua l’apparecchio l’avevano avuto solo da grandi. Eppure non mi sembra che io e i miei coetanei siamo cresciuti menomati in qualcosa.
Venerdì sentivo una discussione su questo argomento in Tv, qualcuno criticava i genitori di questi bambini, qualcuno li appoggiava.
Personalmente non mi sento di dire niente se non che si tratta di un metodo educativo nuovo che sconvolge le regole pedagogiche che ci siamo portati dietro. La tecnologia avanza non possiamo fermarla, nè possiamo tenere lontani i piccoli da qualcosa che ha modificato la nostra vita in ogni gesto quodidiano. I bambini devono avvicinarsi fin da piccoli alle tecnologie nella stessa misura in cui devono avvicinarsi a mille altri svaghi.
È la moderazione la misura delle cose. Unica regola sempre valida che si tramanda di padre in figlio.
Per una volta, non possiamo semplicemente osservare e cercare di imparare dal comportamento di chi ha un altro punto di vista perché nato in un ambiente culturale diverso dal nostro?

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