Le donne il 10 Marzo

Sono sempre perplessa quando si avvicina l’8 Marzo, Festa della donna.
Questa storia di festeggiare solo perché sono nata femmina mi rende perplessa. Non mi piace avere trattamenti di favore solo perchè sono donna, così come non trovo corretto essere relegata ad un ruolo marginale nella società solo perché il comune sentire dice che io devo cucinare e pulire casa o culetti di bambini.
Non mi vergogno di dire che io non impazzisco per i bambini, nè che non mi piace stare a casa ad aspettare il maritino che torna da lavoro. Ho studiato, ho un cervello per pensare e voglio realizzarmi nella vita esattamente come un ragazzo, non mi sembra niente di strano.
Eppure non è una cosa universalmente accettata perché ci sono ancora donne che si prostrano davanti agli uomini che fanno parte della loro vita (siano pure un marito, un datore di lavoro o semplicemente un collega) e uomini che non riescono a tollerare l’interferenza di una donna in un ambiente maschile.
Personalmente sono stata educata ad essere indipendente, a cercare l’emancipazione, ma mi rendo conto che parte di questa situazione è originata proprio dal comportamento delle donne, dalla loro timidezza, dalla paura di non farcela, dall’idea che è sempre il maschio che deve andare avanti.
Nelle conferenze è difficile trovare speaker donne (a meno che l’argomento non sia legato all’infanzia, in quel caso vige il tabù contrario), nelle grandi e piccole aziende sono pochissime le donne che ricoprono ruoli di grande rilevanza.
Perché?
Perché noi stesse ci releghiamo a posti di poca importanza, non vogliamo assumerci responsabilità, nè esporci troppo, non vogliamo delegare agli uomini ruoli legati alla casa o ai figli. Parità vuol dire essere uguali in tutto, le innegabili differenze nell’approccio alla vita devono essere un mogliorativo.
Perché le differenze arricchiscono qualche volta, perché la collaborazione crea l’equilibrio, perché una società soddisfatta produce di più e meglio.
Mi sono scocciata di sentire donne di qualsiasi età lamentarsi della propria vita spesa a onorare il marito e la casa. Basta piagnistei, e come dice qualcuno: fatti, non pugnette!
Per chiudere vi invito a leggere con attenzione il brano di Miriam Mafai su Repubblica dell’8 Marzo 2011. Scontato? Forse, ma dobbiamo fare training autogeno per ricordacele certe cose.

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