Scrivere per la mente e scrivere per gli occhi

Sono convinta che il processo di scrittura può procedere in due modi: per aggiunte o per sottrazioni. C’è chi è di natura prolisso e chi più sintetico, chi scrive e poi toglie, chi aggiunge per completare. Molto dipende dal tipo di documento che si vuole realizzare: un articolo di giornale, un racconto, un post, una canzone, una relazione tecnica, e così via.
Nella prima stesura di un testo mi capita spesso di aggiungere concetti e puntualizzarne altri, ma devo lavorare di fino per quanto riguarda il lessico: ripeto sempre troppi aggettivi e congiunzioni che non aggiungono nulla al contesto e di cui mi accorgo solo alla fine. Mentre scrivo di getto sento il bisogno di mettere tanta colla alle idee, sottolinearle con la matita, con la penna, con l’evidenziatore; solo dopo mi rendo conto che bastava un punto e a capo per attirare l’attenzione.
Il lavoro che faccio è prima di rimpolpo poi di limatura spietata: aggiungo un concetto poi lo riscrivo riducendolo a poche parole.
Qualche giorno fa ho visto l’intervista a Saviano pubblicata con l’inserto “Io scrivo” del Corriere.
Più di tutto ho apprezzato il passaggio in cui ha raccontato la differenza che ha trovato tra scrivere il libro Gomorra e riadattarlo per la versione cinematografica.
Nella sceneggiatura il racconto si fa per immagini, è più asciutto e privo di tutti i particolari che invece hanno senso nel romanzo. L’eccesso di dettagli enfatizza inutilmente la scena e la rende falsa, artificiosa, retorica. Perchè in un libro il lettore usa solo l’immaginazione e con quella costruisce gli ambienti, dà un corpo ai personaggi, immagina le relazioni mentre in un film i personaggi hanno un volto, i dialoghi una voce, le relazioni sono palesate dai gesti e dagli sguardi.
In quel caso il suo lavoro non è stato di fino ma proprio di taglio: scene, ambienti, dialoghi, oggetti che avrebbero reso poco naturale lo snodo del racconto con la macchina da presa.
Trovo affascinante scoprire il dietro le quinte della scrittura: romanzo e sceneggiatura, stessa matrice sviluppo diverso.
Discorso simile vale per i testi delle canzoni. Ogni parola ha un peso enorme perché in pochi minuti deve raccontare, descrivere, emozionare, sposarsi con il ritmo. Impegno non da poco.
Volevo chiudere con una frase tratta da “Il sogno di Maria” di Faber, l’ho ascoltata più volte ma non sono stata in grado di scegliere. Ascoltatela tutta.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...