User experience – il test

user experienceFare test fa parte della progettazione dell’esperienza utente ed è il momento rivelatore per eccellenza.
Sono stata impegnata nella progettazione di un’interfaccia per una vetrina interattiva piuttosto grande.
Struttura semplice: due sezioni principali, due lingue. Con il grafico abbiamo lavorato tantissimo all’interfaccia, all’usabilità, alla semplicità d’uso, ai movimenti delle sezioni.
Ma c’era ancora qualcosa che non andava. Tutta la progettazione ci lasciava una serie di dubbi da togliere il sonno.
Venerdi scorso abbiamo fatto una giornata di formazione interna con un esperto di UX e gli abbiamo sottoposto i nostri dubbi.
Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “a queste domande non puoi rispondere tu, perché non sei un’indovina. Devi chiedere a chi userà queste vetrine, ovvero alla gente”. Così abbiamo fatto.
Abbiamo fatto dei test e capito subito cosa non andava. Sono bastati tre piccoli elementi grafici per migliorare in maniera esponenziale la risposta degli utenti.
Probabilmente senza test saremmo ancora lì a chiederci se avevamo fatto la scelta giusta. Abbiamo lasciato la decisione a chi potrebbe usare l’applicazione e, nello stesso tempo, abbiamo dato una motivazione misurabile alle scelte di navigazione.
Meglio tardi che mai, direte. E dite bene.

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Zeitgeist

Al Guardian non solo sono bravi giornalisti, ma badano molto anche all’architettura dell’informazione dei numerosi contenuti che un magazine di quel genere deve contenere.
L’home page, infatti, è piena di box e riquadri ma non riempie l’occhio di contenuti apparentemente tutti uguali, al contrario risulta ben equilibrata e ariosa.
Ogni tanto ci faccio un giro trovando sempre qualche novità più o meno attraente. Ieri ho scoperto una nuova etichetta che corrisponde ad un nuovo filtro: Zeitgeist. É scritta così, in tedesco e proprio per questo motivo ha attirato la mia attenzioni.
Zeitgeist vuol dire “spirito del tempo” e, in perfetto stile germanico sintetizza perfettamente quello che in italiano avrebbe bisogno di perifrasi, metafore e dispendiose spiegazioni.

etichetta zeitgeist
Insomma lo Zeitgeist è più o meno il trend di un argomento in quel momento preciso e cambia seguendo il vento delle notizie.
A metà tra il concreto e oggettivo “Più letti” e il volitivo tag emozionale, è una sorta di fotografia istantanea del momento storico: una sintesi delle notizie più importanti, più cercate, più recenti di cui i lettori vogliono essere aggiornati per non cadere dal pero durante una qualsiasi conversazione.
Insomma una parola che contiene un tornado di significati, come durante una gioranta dal clima variabile: potrebbe piovere, far caldo, essere nuvoloso tutto insieme.
Come volevasi dimostrare, in italiano ci sono volute perifrasi, metafore e dispendiose speigazioni.

Flussi di tweet

È arrivato il momento anche per me di fare una piccola riflessione su Twitter. Lo sto usando da un po’ ormai (uno dei motivi per cui il blog langue) e credo di essere pronta a dire la mia.
Sono d’accordo con chi scrive che i Social Media Expert non servono a niente. Ecco l’ho detto.
Twitter non è male quando riesci ad intercettare degli spunti interessanti nel flusso di notizie infinito che c’è, ma il problema più grosso è che lo trovo superficiale. Impossibile approfondire tutto (uno dovrebbe fare solo quello nella giornata), impossibile approfondire perché spesso si tratta di retweets di altri che a loro volta non hanno inventato niente di nuovo. Per non parlare di chi scrive tweet ogni due secondi per annunciare al mondo che ha preso il caffè, aperto il giornale, o solo che è arrivato a casa (cancellati tutti dalla mia lista di followers).
Non voglio essere catastrofista e antiquata, attraverso Twitter ho trovato tanti spunti utili, link, notizie interessanti, ma ho capito che bisogna starci molto attenti. Apro twitter ogni tanto durante la giornata e cerco nuove idee, link, news.
Soprattutto cerco contenuti, sostanza, parole da divorare, articoli da spremere, post da succhiare fino all’ultima goccia, insomma ogni volta che lo apro mi aspetto nuove idee in concentrato e conoscenza in pillole, ma spesso mi rendo conto che riesco a berne solo poche gocce.
Come quando sei davanti ad una fontana da cui esce acqua a forte pressione: nonostante tutto non riesci a bere quasi niente e ti prendono i nervi, ma basta avere un bicchiere che la musica cambia decisamente, prendi quello che serve a dissetarti e il resto non ti scoccia che scorra. Così mi sembra il flusso di twitter: devi prendere quello che ti serve e approfondire solo quello. Quello che sembra perso, in realtà ti fa guadagnare tempo per uscire un po’ fuori all’aria aperta.