Il mestiere del copywriter

Sto leggendo La parola immaginata di Annamaria Testa, fantastica pubblicitaria, docente di comunicazione e titolare del ricchissimo blog Nuovo e utile.
Il libro mi sta piacendo moltissimo perché oltre al fatto che racconta di un argomento che mi affascina non poco: la pubblicità, trovo che abbia uno stile magnetico.
Alterna descrizioni più teoriche e “accademiche” a dettagli succulenti stile gossip sulla vita delle agenzie pubblicitarie, sui vari prodotti, sulle campagne più conosciute.
Mi rendo conto che da quando ho cominciato questo libro guardo con occhi diversi la “reclàme” in tv e la stessa in radio o su riviste.
Ogni media ha il suo linguaggio, perché ognuno ha il suo pubblico e ha caratteristiche intrinseche di cui non si può non tenere conto. In radio, ad esempio, il messaggio deve essere raccontato con le parole come una fiaba musicale, mentre la tv può permettersi il muto e puntare tutto sulle immagini.
O ancora: un quotidiano come Repubblica non potrebbe mai contenere annunci in stile geek che trovo continuamente su Wired.
Copy e visual ovvero parole e immagini, un annuncio ben riuscito è il risultato dell’equilibrio tra questi due aspetti della comunicazione. Entrambi devono bilanciarsi e tararsi l’uno sull’altro perché altrimenti lo spot non funzionerà, per eccesso di ridondanza, per mancanza di una chiave di lettura univoca.
La sintesi non è un gioco, ne sono fermamente sicura e ho come l’impressione che da AnnaMaria Testa potrò imparare molto.

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