SEO di Google

Nelle settimane scorse non sono sparita, mi sono occupata di un progetto per un sito web da fare al volo e per la prima volta mi sono misurata con le vere dinamiche del SEO di Google.
A crudo di nozioni ho cercato un po’ in rete e ho trovato un documento che invito tutti a leggere (anche se forse sono arrivata tardi).
Si tratta di una guida concisa ma ben strutturata ceh racconta delle piccole accortezze che rendono i siti meglio indicizzati dal motore di ricerca con le oooooo (Goooooogle appunto 🙂 ).
Sembra complicato, invece è tutto molto semplice. Django, ad esempio, (il CMS che ho usato io) ha un prodotto molto carino per i tag delle pagine: titolo, descrizione, parole chiave.
Capire come ragiona il motore che interpreta le query degli utenti mi ha chiarito una volta per tutte a cosa serve aggiungere il campo ALT se ci sono già le didascalie: a indicizzare meglio le ricerche per immagini (vabbè non fate quel risolino solo perché lo sapete già).
Nonostante alcune cose siano decisamente scontate (gerarchie di navigazione, uso del breadcrumbs, uso della sitemap, ecc.) altre sono decisamente utili e interessanti.
Conoscevate il file robots.txt che serve a non indicizzare alcune parti del sito?
E il rel=”nofollow” per evitare l’arrivo di spam dai link? Si?
Che saputelli che siete.

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User experience – il test

user experienceFare test fa parte della progettazione dell’esperienza utente ed è il momento rivelatore per eccellenza.
Sono stata impegnata nella progettazione di un’interfaccia per una vetrina interattiva piuttosto grande.
Struttura semplice: due sezioni principali, due lingue. Con il grafico abbiamo lavorato tantissimo all’interfaccia, all’usabilità, alla semplicità d’uso, ai movimenti delle sezioni.
Ma c’era ancora qualcosa che non andava. Tutta la progettazione ci lasciava una serie di dubbi da togliere il sonno.
Venerdi scorso abbiamo fatto una giornata di formazione interna con un esperto di UX e gli abbiamo sottoposto i nostri dubbi.
Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “a queste domande non puoi rispondere tu, perché non sei un’indovina. Devi chiedere a chi userà queste vetrine, ovvero alla gente”. Così abbiamo fatto.
Abbiamo fatto dei test e capito subito cosa non andava. Sono bastati tre piccoli elementi grafici per migliorare in maniera esponenziale la risposta degli utenti.
Probabilmente senza test saremmo ancora lì a chiederci se avevamo fatto la scelta giusta. Abbiamo lasciato la decisione a chi potrebbe usare l’applicazione e, nello stesso tempo, abbiamo dato una motivazione misurabile alle scelte di navigazione.
Meglio tardi che mai, direte. E dite bene.

Di ecosistemi e universi liquidi

Tra una cosa e l’altra non scrivo da più di un mese sul blog. Sono mortificata e amareggiata con me stessa soprattutto perché è stato un periodo ricco di spunti che voglio condividere con tutti.
Ho progettato con altri colleghi una app per iPhone e sono stata all’IA Summit a Milano. Mille spunti diversi, ognuno a suo modo interessante.

A Milano sono venuti fuori con una certa ricorrenza due concetti: ecosistema e universo liquido.
Ecosistema vuol dire contesto, ovvero l’insieme delle relazioni che dà significato ad un’informazione. Il contesto, quindi, è come un angolo di prospettiva, capace di dare un senso all’infinitamente lontano e al dettaglio più piccolo.
Il contesto determina il limen attorno un concetto, un universo liquido che si disgrega nel web per adattarsi alla storia che stiamo raccontando.
Chi si occupa di tirare le fila del discorso, di rendere significante anche un quadro astratto, di plasmare una forma secondo un concetto di affordance?
Ovvio l’architetto dell’informazione. Colui che costruisce e progetta l’ecosistema, che pensa il confine attorno alla storia che sta raccontando, che stabisce connessioni con altri ecosistemi.
Come stabilisce le regole e i limiti dell’ecosistema?
Attraverso i tag e le tassonomie, il modo più semplice per descrivere una storia e nello stesso tempo creare una rete di relazioni a grappolo.
Di cosa sono fatti questi legami?
Di link, naturellement.

Oltre il visibile

Può essere divertente a volte vedere le cose con un occhio diverso rispetto a quello che siamo abituati a fare.
Mi sono sempre chiesta se il medico, ad esempio, guarda la gente pensando alle loro arterie, così come per deformazione le sarte guardano immediatamente le cuciture interne degli abiti.
Ultimamente mi sta capitando questo con i siti web. Navigando continuamente siamo capaci di dire se ci piace, se è facile da scorrere, se si capisce cosa fa di mestiere l’azienda.
Ma avete mai provato a creare la struttura di un sito ex novo o a fare un restyling di quello che c’è già? Io ho cominciato da un po’ e mi piace un sacco.
Prima di tutto devi accendere il cervello e guardare oltre il visibile: immaginare quello che ora manca, pensare a soluzioni nuove o più usabili, capire quali sono le priorità e gli obiettivi del sito e tenere conto del “target” dei visitatori. E quando non sai come uscire da un’empasse o hai la sindrome da pagina bianca? Semplice: vai in rete e guardi come hanno fatto gli altri!
Ai corsi di marketing insegnano che prima di tutto bisogna bisogna capire quali sono gli obiettivi, fare un’analisi dei “competitor” e del mercato, quindi identificare il “target”. Tutto ciò sarà anche vero, ma aggiungerei un aspetto da non sottovalutare: avere tanta curiosità. Navigare solo tra i siti dei concorrenti e prendere spunto vuol dire scopiazzare e di siti così ce ne sono abbastanza.
Quello che serve è riflettere perché un’intuizione può venire anche da un portale che si occupa di tutt’altro. Questo intendo quando dico “guardare un sito web con occhi diversi”: guardare la struttura dei contenuti, l’organizzazione grafica nella pagina, le scelte di stile e di contenuto.
La vera sfida è pensare ad una struttura tanto bene architettata che quasi non ha bisogno di essere vestita di grafica. Non voglio denigrare il prezioso lavoro dei grafici, ma mettere un abito di Valentino addosso ad un mostro marino non serve a niente.

Appuntamenti da non perdere

In ordine di tempo segnalo qualche interessante iniziativa formativa che ci sarà nei prossimi mesi:

  • 18-19-20 febbraio (Padova): Cultura senza barriere, una serie di seminari suddivisi per aree tematiche che vanno dall’accesibilità all’open source alle tecniche di scrittura
  • 5-6 maggio (Firenze): Better software, confenza sul web 2.0, design e sviluppo software dedicata a manager e progettisti del web
  • 7-8 maggio (Pisa): IA Summit 2010, incontro annuale sull’architettura dell’informazione

La ville lumière

Non sono scomparsa è solo che mi sono concessa una breve vacanzina di tre giorni a Parigi. Dovevo spuntare un altro museo della mia lista che stava diventando troppo pesante: il Louvre. Già che c’ero ho visitato anche quello d’Orsay.

Naturalmente ho preso le audioguide palmari, nei prossimi giorni conto di raccontare le impressioni con calma.

Tanto per non perdere il ritmo domani sono all’UXcamp al festival della creatività di Firenze. Prometto di prendere appunti! 😉

Letture in poltrona

Segnalo una interessante iniziativa dell’instancabile team di UXmagazine: una raccolta di tutti gli articoli pubblicati nei primi tre mesi di vita della rivista.

A questo indirizzo potete leggere, scaricare e stampare le prime tre uscite in modo del tutto gratuito e leggerle comodamente dalla poltrona di casa vostra!

Questo si che è un contributo 2.0!