La nuova editoria (quasi)digitale

Sabato mattina il Direttore del Corriere della Sera ha scritto una lettera ai suoi giornalisti. In parole semplici ha chiesto che venisse abbattuto il muro del pregiudizio nei confronti delle edizioni web e multimediali (mobile e tablet).
Non conosco nel dettaglio la situazione contrattuale dei giornalisti professionisti, ma so che le edizioni web e multimediali sono molto indietro. Già altre volte avevo accusato queste grosse testate quotidiane di trascuratezza: errori di battitura, di grammatica, di mancata revisione. È chiaro che a queste edizioni viene dedicata una cura minore, evidentemente i continui aggiornamenti non giovano alla revisione ortografica e d’insieme.
Altro tasto dolente sono le edizioni per iPad a pagamento.
Ho scaricato quella di Repubblica e sono rimasta senza parole: è la stessa edizione on line in formato pdf. Lontana anni luce dall’edizione americana di Wired per iPad che ho pagato 2.99 euro. Anche in questo caso non sono stata completamente soddisfatta ma almeno è chiaro lo sforzo di riprogettazione del layout e dei contenuti.
– Gli editori italiani non hanno capito niente dell’iPad, vogliono solo fare soldi senza investire in progettazione nè user experience – ho pensato subito.
Invece forse non è solo così, forse nelle redazioni piene di vecchi giornalisti stile Montanelli (niente contro l’impareggiabile Indro, mi riferisco al vecchio metodo della macchina da scrivere) nessuno ha voglia di mettersi in discussione con le novità nè di lasciare un po’ del proprio potere ai giovani. Eppure sono proprio i giovani quelli a cui i giornali devono rivolgersi, e per farlo devono investire nelle nuove forme di comunicazione digitale.
Da qualche tempo è nato un vivace dibattito intorno alle nuove forme di editoria digitale (ebook-tablet-mobile) a cui non mi pare che gli editori italiani stiano partecipando, ancora legati ad una visione che relega le nuove versioni a surrogati della carta stampata. Grande errore perchè solo chi capirà per primo che il futuro sta prendendo una piega diversa, avrà la meglio sugli altri.

L’informazione prudente

Suggerisco di leggere un articolino leggero leggero sullo stato dell’informazione in Italia, è di Ilvo Diamanti che di politica e società ci capisce abbastanza.

Mi piace molto lo stile che usa: a parlare potrebbe essere un italiano medio a caso, magari un giovane trentenne che non si interessa troppo di politica, che non legge i giornali e che per mettere a tacere la sua coscienza ascolta i tiggì, ma solo quelli seri, quelli da cui non ti aspetti un discorso di parte, quelli che per dovere di cronaca dovrebbero riportare anche l’atra campana in una discussione.

Anche se siamo in Italia e qui tutto è ammesso comincio ad avere paura sul serio e mi torna alla mente 1984. E ricordo di non aver riso molto.