Le strade della creatività sono infinite

Sto leggendo “La grammatica della fantasia” di Gianni Rodari, un libro molto interessante sui meccanismi mentali della creatività nei bambini in età scolare. Utile a tutti, mi sembra una lettura che dovrebbero affrontare soprattutto gli adulti, troppo spesso intrappolati nel fango della seriosa e noiosa vita da grandi.
Niente di nuovo: giochi di parole, esercizi della fantasia che tutti hanno fatto da bambini i cui ricordi riaffiorano solo se stomolati.

Mentre leggevo mi è venuta in mente una cosa: ai bambini viene naturale fare questi giochi perché la loro mente non ha limiti, ma per gli adulti è uno sforzo notevole. Devono alzarsi un pochino sopra gli altri e cominciare a togliersi di dosso strati e strati di fango limaccioso che li costringe a stare per terra e a trovare una spiegazione razionale a tutto.
Non a caso non tutti ci riescono.
Una mente creativa può avere forme impensabili e segue percorsi molto diversi da quelle comuni, lo dimostra il fatto che creativo può essere un piatto, una canzone, un film, una formula matematica, un’applicazione web, un romanzo, un racconto breve, persino la sentenza di un processo.

Come è possibile distinguere un gesto creativo da un esercizio di bravura professionale (perché c’è differenza)? E poi la creatività va educata? Come?
Deve essere la stessa differenza che c’è tra il ragazzo intelligente e quello secchione, ovvero quello che a domanda fuori programma ti risponde: non c’è sul libro.