SEO di Google

Nelle settimane scorse non sono sparita, mi sono occupata di un progetto per un sito web da fare al volo e per la prima volta mi sono misurata con le vere dinamiche del SEO di Google.
A crudo di nozioni ho cercato un po’ in rete e ho trovato un documento che invito tutti a leggere (anche se forse sono arrivata tardi).
Si tratta di una guida concisa ma ben strutturata ceh racconta delle piccole accortezze che rendono i siti meglio indicizzati dal motore di ricerca con le oooooo (Goooooogle appunto 🙂 ).
Sembra complicato, invece è tutto molto semplice. Django, ad esempio, (il CMS che ho usato io) ha un prodotto molto carino per i tag delle pagine: titolo, descrizione, parole chiave.
Capire come ragiona il motore che interpreta le query degli utenti mi ha chiarito una volta per tutte a cosa serve aggiungere il campo ALT se ci sono già le didascalie: a indicizzare meglio le ricerche per immagini (vabbè non fate quel risolino solo perché lo sapete già).
Nonostante alcune cose siano decisamente scontate (gerarchie di navigazione, uso del breadcrumbs, uso della sitemap, ecc.) altre sono decisamente utili e interessanti.
Conoscevate il file robots.txt che serve a non indicizzare alcune parti del sito?
E il rel=”nofollow” per evitare l’arrivo di spam dai link? Si?
Che saputelli che siete.

I nativi digitali

I nativi digitali sono intorno a noi, crescono nelle nostre case, giocano con iPad e l’iPhone come fosse la cosa più naturale del mondo. Imparano a usare contemporaneamente le interfacce touch, la forchetta e a fare la pipì nel water.
Ho assistito io stessa alla scena di una bambina di tre anni che giocava con un iPhone e senza nessuna esitazione muoveva icone e spostava rane (anche con due dita) in un giochino che le aveva scaricato sua madre.
So per certo che si diverte allo stesso modo quando guarda un cartone animato in dvd o se le racconti una storia dei Barbapapà, segno che per lei sono tutti giochi più o meno equivalenti.
Guardandola usare l’iPhone, ho percepito il peso della definizione di nativo digitale e non ho sentito accezioni negative.
Noi che siamo cresciuti con le Barbie e abbiamo messo le mani su un computer a diciotto anni che diritto abbiamo di criticare una generazione che invece è nata su internet?
La mia esperienza dice che giocare con gli altri bambini a nascondino è stato piacevole ed educativo, ma ricordo che già mia madre criticava le ore che passavamo davanti alla Tv dicendo che a casa sua l’apparecchio l’avevano avuto solo da grandi. Eppure non mi sembra che io e i miei coetanei siamo cresciuti menomati in qualcosa.
Venerdì sentivo una discussione su questo argomento in Tv, qualcuno criticava i genitori di questi bambini, qualcuno li appoggiava.
Personalmente non mi sento di dire niente se non che si tratta di un metodo educativo nuovo che sconvolge le regole pedagogiche che ci siamo portati dietro. La tecnologia avanza non possiamo fermarla, nè possiamo tenere lontani i piccoli da qualcosa che ha modificato la nostra vita in ogni gesto quodidiano. I bambini devono avvicinarsi fin da piccoli alle tecnologie nella stessa misura in cui devono avvicinarsi a mille altri svaghi.
È la moderazione la misura delle cose. Unica regola sempre valida che si tramanda di padre in figlio.
Per una volta, non possiamo semplicemente osservare e cercare di imparare dal comportamento di chi ha un altro punto di vista perché nato in un ambiente culturale diverso dal nostro?

Vendo aria fritta! Ottimo affare!!

Mi sono riposata, mi sono disintossicata da internet, mail, acquisti on line, articoli di tecnologia a cui non riesco a stare dietro, dai pochi social network che seguo, dai mille blog che leggo ogni giorno. Ho cucinato, letto, cercato di fare una sciarpa ai ferri (anche se ho capito che preferisco la panificazione), giocato a Scarabeo, passato tanto tempo con chi mi fa stare bene ovvero con la mia famiglia.
Ho chiacchierato di tutto anche di tecnologia ed ho capito una cosa molto interessante: spesso la visione che gli addetti ai lavori, i nerd, i geek hanno di se stessi è molto diversa da quella che percepiscono gli altri. L’ho capito parlando con mia sorella prossima alla laurea in giurisprudenza e con mio cognato (lo chiamo così per farlo arrabbiare :)) anche lui vicino alla laurea in ingegneria meccanica. Due ragazzi che usano molto internet, ma che non fanno parte dello sterminato mondo dei sapientoni della rete.
Spiegavo cosa fa un community manager, uno strategic media planner, un consulente della rete e la loro risposta è stata: quindi che fanno realmente? Davvero riescono a vivere vendendo fuffa?
Mi rendo conto che la questione è più complessa e che forse ho semplificato troppo ma il punto a cui voglio arrivare è: qual è il limite tra il venditore di aria fritta e il professionista?
Per come la vedo io anche nella rete – come in TV – si è creata una categoria di meteore, di blogostar che vogliono raggiungere velocemente la notorietà e tutti i privilegi che ne conseguono parlando di fatti propri o di cucina quando va bene.
Tutti si dicono professionisti, tengono corsi su cosa scrivere su twitter, su facebook o su foursquare, scrivono libri banali e ripetitivi.
Da qualche giorno mi chiedo: cosa caratterizza un vero professionista da un ciarlatano?

Web e diritto

Non pensavo di dovermene mai occupare ma la questione del diritto nel web sta cominciando a diventare seria. In rete ho letto un’interessante intervista all’avvocato Cavaliare – esperto di diritto d’autore – sul sito di Alberto Falossi e mi sono resa conto che:

  • non so nulla di diritto (nonostante la sorella a vocazione forense)
  • che è facilissimo mettersi nei guai (se voglio riesco in tutto)
  • che è vero che la legge non ammette ignoranza (ergo impegnati!)

Ho collegato i pochi fili che ho nella testa e finalmente ho capito la differenza tra copyright e diritto d’autore, l’importanza di avere un disclaimer sul proprio sito o blog, per non parlare del logo “Powered by Google” quando si usano le mappe del colorato motore di ricerca. Prometto che presto aggiungerò questi accorgimenti e cercherò di organizzare il blog in maniera più agevole. Non disperate genti, non disperate..