Anni ’70 tra sud e nord: l’Italia a due velocità

Sabato pomeriggio guardavo su Rai Storia un documentario sulla trasformazione della società italiana nel corso degli anni.
È stato interessante ascoltare dalla viva voce di alcuni ragazzi degli anni Settanta il loro punto di vista su società, politica, femminismo, famiglia e amore libero. Con un po’ di invidia, ho ascoltato quanta attenzione davano alle parole e al loro significato più profondo: a partire dalla famiglia fino al concetto di amore. Discorsi a cui oggi – tra clichè e stereotipi – nessuno è più abituato.
Certo è stata una caratteristica di quegli anni mettere in discussione il passato e i fondamenti della società civile tipo il matrimonio o l’amore.
Tutto aveva una valenza politica. Le tesi femministe – che oggi fanno anche un po’ sorridere – avevano un solo obiettivo: affermare la figura della donna, renderla indipendendente dall’uomo, rivendicare il diritto a scegliere come vivere.
Mi ha incuriosito molto perché proprio sabato ho finito di leggere “Mille anni che sto qui” di Mariolina Venezia: storia di una famiglia di Grottole (paesino in provincia di Matera) che ripercorre un periodo che va dall’Ottocento sino ai giorni nostri attraverso il racconto delle sue donne.
Il confronto tra le due realtà mi ha turbata. Quello che mostrava il documentario era una visione parziale della società degli anni Settanta: la rivolta giovanile, il femminismo, il comunismo a Grottole – per dire tutta la provincia del sud Italia – non sono arrivati se non per eco.
La condizione del Meridione va letta nelle storie della gente comune e non degli eroi. Di chi pensava che le guerre mondiali non sono stati periodi peggiori di tutti gli altri, dove le ideologie sono arrivate solo di rimbalzo perché quando la pancia è vuota non c’è discorso che tenga.
È per questo motivo che non riuscivo a trovare familiari i discorsi del documentario, li sentivo lontani perché non ho mai sentito i miei nonni o i miei genitori parlare di lotte ideologiche. La lotta era avere da mangiare il giorno dopo.
Se potete leggete il libro.
Interessante anche la tecnica di scrittura, a tratti quasi un flusso di coscienza capace di creare discreti effetti di suspance per poi ritornare al narratore onniscente.
Sono passata al secondo libro della Venezia. Completamente diverso nel genere e nella narrazione, ma di questo parlerò più avanti.

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Istinti latenti

bruna2Due settimane di vacanza nella mia Matera, ti rimettono al mondo ma ti lasciano anche un senso di solitudine e di abbandono quando devi ripartire. Lascio un pezzo di cuore ogni volta che vado via.

Per fortuna questa volta mi porto anche il ricordo della festa della Bruna che sono riuscita a godermi dopo vari anni.

È stato meraviglioso, Un tuffo nel passato. Una emozione che inizia la mattina presto e che cresce con il passare delle ore. Ho sentito le lacrime agli occhi quando è partita la Processione dei pastori, finalmente dopo tanto tempo ero nuovamente parte attiva della mia città, coinvolta nel trasporto generale dell’euforia diffusa che si respira a Matera in quei giorni.

È difficile rendere l’idea a chi non ha mai partecipato a questa festa, lo sensazione di fare gruppo, l’orgoglio di appartenere ad una comunità che almeno quel giorno mette da parte ogni problema e si gode ogni momento, partecipa, corre, urla, applaude, ride euforico secondo un rituale che si svolge identico da secoli e che coinvolge grandi e piccoli, anziani e ragazzini, famiglie con tanto di passeggini e bambini sulle spalle.

Guardate il canale Youtube dedicato alla festa della Bruna, non è una ressa folle come può sembrare, è piuttosto la dimostrazione di possedere in maniera consepevole o no qualcosa di unico, inimitabile che nessuno può toglierci. Per una volta non dobbiamo vergognarci.