Flussi di tweet

È arrivato il momento anche per me di fare una piccola riflessione su Twitter. Lo sto usando da un po’ ormai (uno dei motivi per cui il blog langue) e credo di essere pronta a dire la mia.
Sono d’accordo con chi scrive che i Social Media Expert non servono a niente. Ecco l’ho detto.
Twitter non è male quando riesci ad intercettare degli spunti interessanti nel flusso di notizie infinito che c’è, ma il problema più grosso è che lo trovo superficiale. Impossibile approfondire tutto (uno dovrebbe fare solo quello nella giornata), impossibile approfondire perché spesso si tratta di retweets di altri che a loro volta non hanno inventato niente di nuovo. Per non parlare di chi scrive tweet ogni due secondi per annunciare al mondo che ha preso il caffè, aperto il giornale, o solo che è arrivato a casa (cancellati tutti dalla mia lista di followers).
Non voglio essere catastrofista e antiquata, attraverso Twitter ho trovato tanti spunti utili, link, notizie interessanti, ma ho capito che bisogna starci molto attenti. Apro twitter ogni tanto durante la giornata e cerco nuove idee, link, news.
Soprattutto cerco contenuti, sostanza, parole da divorare, articoli da spremere, post da succhiare fino all’ultima goccia, insomma ogni volta che lo apro mi aspetto nuove idee in concentrato e conoscenza in pillole, ma spesso mi rendo conto che riesco a berne solo poche gocce.
Come quando sei davanti ad una fontana da cui esce acqua a forte pressione: nonostante tutto non riesci a bere quasi niente e ti prendono i nervi, ma basta avere un bicchiere che la musica cambia decisamente, prendi quello che serve a dissetarti e il resto non ti scoccia che scorra. Così mi sembra il flusso di twitter: devi prendere quello che ti serve e approfondire solo quello. Quello che sembra perso, in realtà ti fa guadagnare tempo per uscire un po’ fuori all’aria aperta.

Women in action

Le donne stanno facendo passi da giganti in ogni campo soprattutto per quanto riguarda internet e nuove tecnologie. A questo proposito ho avuto il piacere di leggere il blog delle GGD ovvero Girl Geek Dinners.

Si tratta di un gruppo di ragazze accomunate dalla passione per il web e le nuove tecnologie che hanno deciso di incontrarsi e mettere a fattor comune il loro sapere.

Dov’è il tocco femminile? Gli incontri si svolgono attorno ad una tavola, protagonista della cena è di volta in volta una professionista del web.

Nata in Inghilterra questa iniziativa si è subito diffusa anche in Italia dove sono attivi gruppi locali in grado di penetrare in maniera più capillare il territorio.

A Roma ad esempio il 3 Aprile ci sarà una cena dal titolo “Blog, strumento di marketing personale e aziendale” a cui prenderà parte una delle guide della mia vita professionale: Luisa Carrada. Consiglio a chi è in zona di andarci, sono sicura che non ve ne pentirete.

Piccoli scrivani virtuali crescono

Tra circa due mesi ci sarà a Matera un Barcamp (incontro tra abitanti della blogosfera per fare il punto sullo stato dell’arte del web). L’argomento di quest’anno è come il web e la tecnologia possono aiutare l’economia a sconfiggere la crisi, tra gli interventi ho visto che il gruppo degli scrittori colletivi di Second Life presenterà il romanzo che stanno scrivendo “La torre di Asian“.

Mi è subito venuto in mente che avevo letto di iniziative analoghe già grazie a Giovanna Cosenza: gruppo Wu ming, Nazione indiana, fan fiction (anche se questo è un genere più che un gruppo), SIC, ecc. Quest’ultimo mi aveva colpita per il lavoro di teorizzazione che c’è dietro.

Gli iniziatori sono Gregorio Magini e Vanni Santoni, sul sito del progetto potete trovare tutte le spiegazioni necessarie a capire cos’è un romanzo collettivo e come funziona, in più è possibile scaricare una serie di documenti utilissimi come ad esempio il manuale per diventare autore collettivo ed il glossario dei termini meno conosciuti della scrittura collettiva.

In un primo momento non riuscivo a comprendere a fondo queste nuove forme di scrittura, ma rileggendole e aggiungendo un tassello per volta al mio puzzle mentale il processo mi sta diventando sempre più chiaro e accattivante.

Mi sembra un fenomeno da non sottovalutare che corre parallelo alla scrittura cartacea, evidentemente nato in ambiente web 2.0 sta diventando quasi un fenomeno sociale. Come ha scritto la professoressa Cosenza ormai tutti conoscono sms e mail, hanno blog, chattano utilizzando la scrittura forse molto più di qualche decennio fa, soprattutto anche i dilettanti o chi ha solo una passione per la scrittura può vedere i propri lavori letti da altri e commentati in modo disinteressato.

Alla luce di queste considerazioni chiederei a Francesco Alberoni se si è ricreduto sull’aridità creativa dei figli del web e sull’assoluta inutilità dei social networks.