NY – prima parte

Cominciamo dal principio.
Sono stata a New York, poi nel new England, poi in Canada fino al Quèbec.
Un viaggio meraviglioso, inutile dirlo.
Ho fatto un tour de force di quattro giorni consecutivi per vedere:

  • Metropolitan Museum
  • MoMa
  • Museo di storia naturale (quello di Una notte al Museo)
  • Guggenheim Museum

Per i minori mi sono limitata a:

  • museo dell’immigrazione di Ellis Island
  • museo dell’Olocausto a Washington
  • museo dell’aerenautica
  • Biblioteca pubblica di New York (quella in cui vuole sposarsi Carrie di Sex and the city 1)

Quelli pseudo-simpatici, perché in realtà delle schifezze:

  • museo di Madame Tussaud’s
  • museo del sesso (deludente marchetta, tranquilli)

non voglio esagerare troppo e annoiare tutti, quindi farò qualche breve considerazione generale. La prima è che gli americani sono esagerati in tutto.
Spazi immensi, musei enormi, bellissimi, curatissimi, con la tecnologia più moderna che esite.
Wi-fi in ogni dove, dappertutto.
I Musei sono gratis. Ebbene si, non si paga niente per entrare anche se è fortemente consigliata un’offerta. Sono così grandi che non ci sono file da fare. Ci sono Mac 28” per navigare nelle collezioni, le audioguide (N.B. non palmari complicati!) non si pagano perciò le prendono tutti (ma proprio tutti) e sono curatissimi in tutto tanto che anche la caffetteria, il ristorante e il bagno ti lasciano senza fiato.

Sono troppo avanti. Facciamo un esempio: passeggiando per il Metropolitan ho scoperto una cosa allucinante. Sono stati capaci di ricostruire l’ambiente del Nilo con tanto di specchio d’acqua e canniccio perchè hanno evidentemente “trovato” da qualche parte una tomba egiziana.
Così come hanno “trovato” casualmente per strada una domus romana di Pompei… gli affreschi di un’intera stanza staccati e ricomposti a mostrare una casa pompeiana. Che rabbia che ho provato!

Dinosauri veri. Hanno i dinosauri veri, enormi, giganteschi con lo sguardo cattivo e la coda lunghissima ed hanno costruito una pedana di plexiglass per passarci sopra e guardare sotto.
Ad un certo punto mi sono accorta che in una stanza (era almeno 200 mq) gli scheletri dei dinosauri erano appesi al soffitto.

Mi sono chiesta: come mai? Poi ho capito. Ero negli abissi.

Mi spiego meglio. La stanza era allestita come se fosse l’abisso, quindi io visitatore ero un pesciolino piccolo piccolo e guardavo dal basso questi mastodontici dinosauri marini. Semplicemente meraviglioso.
Non vi dico i bambini. Delle schegge impazzite…
Se penso che il più grande museo italiano di Storia Naturale è quello di Torino la cui punta di diamante sono le uova di dinosauro ritrovate…
La verità è che questi musei hanno dei budget probabilmente vicini al PIL italiano. Quindi il confronto non ha senso.

Potrei andare avanti per molto, ma voglio centellinare il racconto e assicurare i lettori che non tesserò le lodi incondizionate dei musei americani. 😉

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Un nuovo attrezzo

Non mi capita spesso di occuparmi di bandi di gara, presa come sono nella produzione, invece nelle ultime settimane me ne sono capitati due a ruota.
Di solito quando il bando arriva a me è stato già alleggerito della parte teorica (la stesura del progetto) ed io devo occuparmi “solo” dell’idea su wireframe.
Questa volta, invece, oltre ai wireframe ho scritto tre paragrafi dell’indice generale.
Da un lato è stata una bella esperienza perché nuova, e a me le novità mi piacciono sempre (o quasi), dall’altro ho capito tante cose che prima avevo solo percepito.
Il mio lavoro era limitato alla progettazione dei contenuti multimediali di un percorso di valorizzazione turistica dell’Italia all’estero. Molto carino.
Mi sono armata di foglio, matita e cuffie e ho cominciato a pensare. La pista era in parte tracciata perché sapevo già che dovevano esserci venti video: dieci di contenuto turistico, altrettanti enogastronomici.
Mi è capitato, a volte, di leggere delle offerte tecniche: una noia mortale. Incomprensibili, pieni di tecnicismi e parole inglesi, ripetono continuamente lo stesso concetto con il bieco obiettivo di allungare il brodo. A quale scopo? Forse pensano che chi giudica sceglie in base al grado di incomprensione (spero), o guarda solo il ribasso economico (più probabile).
Anche se fosse vero che guardano solo i prezzi, perchè non è possibile tradurre in qualcosa di comprensibile un lavoro che va comunque fatto?
La mia proverbiale ingenuità e la voglia che ancora ho di cambiare il mondo mi ha suggerito di approfittare della situazione e di imparare qualcosa.
Ho scelto la strada meno scontata per dare un senso alla promozione turistica dell’Italia (no pizza, mandolino, spaghetti per interderci) e ho cominciato a scrivere. L’ho fatto con il mio stile perché altri non mi riescono.
Io lavoro di immagini. Penso, concretizzo e descrivo. A volte il risultato è decente, altre volte eccessivo.
La giusta misura? Spesso è stato difficile trovarla. A posteriori mi sono accorta che alcune espressioni erano strabordanti e fuori luogo – si trattava pur sempre una Offerta Tecnica e non di un libero sfogo della fantasia.
Altre volte le espressioni colorate vestivano perfettamente l’idea che avevo in mente.
Ad esempio: “Borghi e piccoli centri, cosa c’è all’opposto? La roboante grande città, la vertigine da novità. È il frastuono delle idee che girano vorticose nel distretto del design Made in Italy. Stiamo parlando di Milano – capitale della moda italiana – centro fieristico internazionale, futura sede della grande Expo del 2015, luogo in cui si radunano i grandi industriali italiani per discutere le nuove strategie di mercato.” è anche carino e racconta una città frenetica come Milano ma “L’Italia è tutto questo e molto di più: l’immagine che vogliamo esportare concilia tradizione e modernità: il Bel Paese si sveglia e mette i panni di una bella ragazza emancipata ma con la faccia pulita.” è decisamente troppo per il contesto un po’ ingessato di un progetto di gara.
Alla fine ne è venuto fuori un testo decente, ma la revisione è stata serrata. Un paziente lavoro da cesellatore che non potevo fare da sola.
Ho capito una cosa: le ali servono per volare alto ma la vera bravura (quella che si raggiunge con gli anni e con l’esperienza) consiste nel saper dosare la forza al momento opportuno.
Nel mio piccolo continuerò la mia personale battaglia di stile nei testi aziendali, ma da oggi in poi con la valigia degli attrezzi un po’ più pesante.