Tag my Lagoon

Tornano alla carica i tag Rfid, questa volta lo scenario non è quello dei fori romani ma la città di Venezia.

Dal 3 luglio è partito un progetto sperimentale denominato Tag my Lagoon che prevede l’uso di codici QR sparsi lungo percorsi di visita della città che i turisti possono leggere direttamente dal proprio device scaricando una applicazione gratuita dal sito di I tunes.

L’obiettivo è quello di mettere in relazione luoghi e contenuti, creare dei percorsi alternativi per i turisti e renderli protagonisti della visita senza avere i tempi scanditi da un percorso obbligato.

RQ codeIl turista non dovrà far altro che avvicinare il proprio device al codice e leggerne i contenuti.

Il servizio inoltre segnala il percorso per raggiungere il punto di interesse successivo e permette agli utenti di lasciare un feedback sia sui punti di interesse che sul progetto.

Dietro questo progetto che per il momento è alla fase Beta e promette margini di miglioramento dopo lo studio dei dati raccolti durante l’estate c’è la solita IBM e l’amministrazione di Venezia che molto sta investendo su un  turismo più oculato e sostenibile (vedi i siti di venice connected e cittadinanza digitale).

Per approfondire consiglio di leggere l’articolo su UX Magazine.

Letture in poltrona

Segnalo una interessante iniziativa dell’instancabile team di UXmagazine: una raccolta di tutti gli articoli pubblicati nei primi tre mesi di vita della rivista.

A questo indirizzo potete leggere, scaricare e stampare le prime tre uscite in modo del tutto gratuito e leggerle comodamente dalla poltrona di casa vostra!

Questo si che è un contributo 2.0!

Geoblog che passione!

Valorizzare il territorio è ormai la parola d’ordine di tutte le ammimistrazioni e le associazioni turistiche locali da qualche anno a questa parte. Anzi spesso è materia di progetti europei anche di un certo interesse. Abbiamo assistito ad un massiccio dispiegamento di forze con l’obiettivo di puntare alla promozioni degli attrattori di un posto:

  • creazione di percorsi di varia natura (archeologico, storico-artistico, naturalistico, eno-gastronomico,…)
  • supporto didattico per le scuole
  • uso intensivo del web
  • collaborazioni di varia natura a livello transfrontaliero.

Un ottimo spunto di riflessione me lo ha dato un progetto di respiro europeo chiamato geoblog.

Il turista inserisce direttamente nelle mappe diari scritti, commenti, video, immagini di un territorio. Uno sguardo soggettivo che sviluppa un rapporto inedito tra rete e ambiente.
Come in un blog puoi lasciare un commento, raccontare la tua esperienza di viaggio sia culturale che turistica utilizzando dal tuo smart-phone i codici a barre (mobtag) che trovi in prossimità di alcuni luoghi topici.

In parte Google lo fa già ma in questo caso si tratta di creare una filone tematico lungo un percorso che evidentemente ha qualcosa da dire e soprattutto da ricordare.

Il geoblog ha dato vita anche a progetti spiccatamente storici e culturali come la mappa emozionale dei luoghi della memoria del fascismo. Il progetto – nato a Torino in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 – localizza tutti i luoghi interessati dalla tragedia sparsi per l’Europa, ad ogni punto corrisponde un breve testo e un’immagine. Chiunque abbia qualcosa da dire può farlo, può partecipare al popolamento dei contenuti e lasciare le proprie mollichine di memoria a chi vorrà mangiarle. Ed io adoro le mollichine!

Everything as a service

preze.comIeri sono stata a Firenze al Better Software ne avevo già parlato tempo fa riflettendo sul fatto che occorre investire in formazione, ecco ora ne sono ancora più convinta e spero di poter continuare su questa linea anche in futuro.
Molti gli interventi di professionisti del web tra cui molti volti noti.
Tante sarebbero le cose da dire: intranet, enterprise 2.0 ma oggi mi concentro sulla definizione che Alberto Falossi ha dato di services. Come il web 2.0 interagisce con il lavoro in azienda, il tema del suo talk.
L’argomento è complesso e presuppone un impomente cambio di prospettiva: l’utente diventa protagonista e partecipa in maniera attiva alla creazione dell’idea.
Tutto è condiviso. La conoscenza, la forza-lavoro, gli strumenti.
Sono proprio questi i services, gli strumenti con cui raggiungo il mio scopo. Software, piattaforme, infrastrutture.

  • Saas (software as a service)
  • Paas (platform as a service)
  • Iaas (infrastructure as a service)

Nulla è più mio, ma tutto è custodito nella rete, viaggia veloce a suon di byte. A dividermi dalla conoscenza diffusa è solo una porta.
Conoscevo già questo tipo di utilizzo con Google che praticamente ti permette di fare di tutto: dalla condivisione di mappe a quella di documenti, o con Delicious (di cui mi sto ammalando) ma non avevo idea che esistesse qualcosa del genere per le presentazioni tipo PPT. Si chiama Prezi.com e permette di salvare le proprie slide direttamente sul web e di accederci da qualsiasi postazione.
Non è un cambiamento semplice da affrontare abituati come siamo a lavorare con i paraocchi per otto ore per poi tornare a casa, legati alla scrivania del nostro ufficio.
Ora non serve più, la presenza materiale non è più necessaria perchè sono perfettamente in grado di lavorare da qualsiasi parte del mondo utilizzando il know-how non solo mio e del mio vicino di ufficio ma anche del grafico filippino sconosciuto che ha partorito l’idea più efficace per il mio marchio.

Non è un cambiamento epocale questo?