L’intelligenza artificiale avanza

Ieri sono stata ad un workshop dal titolo Smart Museum, organizzato dal Museo della Scienza di Firenze. L’applicazione è stata pensata per diversi supporti anche se per il momento il prototipo è solo su palmare e smartphone.

Si tratta di un progetto europeo che vede coinvolti diversi partner in un lavoro interessante e nello stesso tempo ambizioso: progettare un’audioguida intelligente.

In soldoni, il funzionamento si basa sulle ontologie ovvero sull’interpretazione di annotazioni semantiche.

Niente paura, non è una malattia grave. Sembrano paroloni ma si possono spiegare facilmente con un esempio.

Ipotizziamo che io voglia visitare un museo, ad esempio il museo della scienza di Firenze. Fornisco al sistema i seguenti dati: sono una ragazza di 28 anni, laureata in Conservazione dei Beni culturali, con un interesse particolare per Galileo e un odio profondo per la chimica (siamo sempre nel mondo delle ipotesi ;)).

Con queste semplici indicazioni, l’audioguida sceglierà per me degli oggetti che possono interessare al mio profilo: oggetti di Galileo o studiati da lui, oggetti che hanno una qualche relazione con l’arte, oggetti che interessano generalmente i laureati.

Come fa l’audioguida a sapere che la lente di un tale cannocchiale ha una relazione con Galileo? Semplice, nella fase preliminare del progetto ogni oggetto deve essere stato “taggato”. Questo vuol dire che i curatori del museo devono individuare degli attributi per ogni oggetto e classificarli secondo delle scelte oggettive (il concetto di oggettivo sarebbe da approfondire) e condivise.

Il profilo utente si arricchisce ogni volta che il visitatore mostra interesse per un oggetto, il dispositivo memorizza le nuove scelte e immediatamente propone contenuti correlati. Ultima cosa. Il sistema prevede l’inserimento di un fattore random, ovvero un contenuto che non ha pertinenza con le scelte dell’utente ma che vuole testare la possibile apertura ad altri campi.

Certo l’interfaccia grafica non era proprio il massimo dell’usabilità così come i contenuti hanno un ruolo piuttosto defilato, ma immagino che quello avrà maggiore rilevanza durante la fase di commercializzazione del progetto.

Dalla sensazione che ho avuto io, il principio credo sia lo stesso che anima Bing: il nuovo motore di ricerca della Microsoft, basato sulla ricerca semantica.

Per capire la differenza tra Google e Bing (almeno sulla carta) anche questa volta possiamo fare un esempio. Pensiamo di fare una ricerca su: bottiglia blu.

Google sceglierà inizialmente tutte le pagine che contengono entrambi i termini, poi quelli che contengono solo l’uno o solo l’altro.

Bing – invece – cercherà prima tutte le pagine che contengono entrambi i termini, poi quelli direttamente affini (che trattano del bere, ad esempio) cercando di interpretare anche le relazioni tra i termini.

È il web 3.0 ed è già arrivato.

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Audioguide al Turistarth

Giovedi scorso sono stata a Milano al convegno Turistarth di cui avevo parlato tempo fa. La giornata è stata interessante, in più ho avuto modo di vedere il duomo che è davvero favoloso. Devo dire che questo è un periodo particolarmente ricco di stimoli artistici e ne sono proprio contenta. Sento che il mio cervello immagazzina tutto (spero che metta tutto in ordine e che mi permetta di ritrovare quello che cerco al momento giusto).

Avrei tante cose da dire ma ho deciso di suddividere i link in aree tematiche e riportarli in post differenti per facilitare la comprensione.

  • I-muse: è un’azienda giovane di Como, fanno audioguide museali su palmari e da scaricare direttamente sul proprio cellulare con dispositivi bluetooth, sono molto attenti alla questione accessibilità infatti hanno previsto accorgimenti per ipovedenti e mancini. ora stanno collaborando con l’unione italiana ciechi per conto del museo della seta di Como
  • Econoetica: anche qui parliamo di giovani, di audioguide ma questa volta territoriali. La particolarità di questa azienda è che usa solo mappe proprietarie quindi non ha bisogno di passare per Google maps, il che non è poco. Una curiosa coincidenza mi ha fatto scoprire che tra i loro clienti c’è anche una società turistica di Matera (la mia città mi sorprende sempre di più ;)) ed il museo del Castello di Canossa del quale è on line una demo.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalle chiacchierate che ho fatto con i rappresentanti delle due aziende. Il fermento c’è, le idee anche. In questi casi mi viene da mandare a quel paese tutti quelli che parlano di crisi e che tentano in tutti i modi di mantenere sottotono il morale della gente e in particolare dei giovani.

È vero è un periodo di crisi, ma sinceramente non avrei mai immaginato di poter ricevere tanti stimoli come in questo anno.

QR Code alla riscossa

Qualche tempo fa ho scritto di un nuovo servizio offerto dal Comune di Venezia chiamato Tag my Lagoon, ora vedo che è stato aperto un blog dell’evento da cui è possibile sbirciare nel backstage della messa in posa degli QR code.

A chi interessa questa nuova tecnologia segnalo anche un altra iniziativa delle Latterie friulane che di culturale ha ben poco ma che mi ha fatto pensare che le possibili applicazioni di questi codici bidimensionali sono infinite.

Il futuro? Mobile

“Ormai il futuro è nel mobile” ho sentito dire ad un gruppo di colleghi qualche tempo fa. Non conoscendo a fondo l’argomento ho cercato di informarmi un po’.
In effetti ho capito che molte aziende stanno puntando verso quella direzione creando software ad hoc e studiando nuove tecnologie sempre più sofisticate. Penso alla Apple e a Google che tra Iphone e Android stanno concentrando gran parte delle loro risorse (umane e monetarie) per lo sviluppo di queste strade.
L’aspetto che interessa me è un altro però. Mi chiedo quanto verrà sconvolto il mondo del web design e della progettazione per supporti di questo tipo.
Grazie allo studio che la regione Piemonte ha portato avanti in questi anni sono riuscita a chiarirmi un po’ le idee ed ho capito che l’architettura delle informazioni dovrà fare i conti con le rigide leggi di usabilità.
Cosa vuol dire “rispettare le direttive di usabilità”?.
Tutti i siti che sono sul web devono poter essere visualizzati da chiunque: ipovedenti, non udenti e portatori di handicap in generale.
La normativa non si ferma qui. Il sito deve essere usabile ovvero deve poter essere visto anche da chi ha una computer che non supporta alcuni software, ad esempio ogni immagine deve avere una descrizione che sarà visualizzata in alternativa nel caso in cui il nostro computer non abbia nessun programma di visualizzazione e così via per video, audio, banner in flash ecc.
Torniamo agli smartphone. Se non è semplice rispondere ai requisiti di accessibilità per i siti navigati da postazioni fisse figuriamoci per quella da uno schermo di 300 px.
Partiamo dalla realtà.
Chi usa uno smartphone? Chi è in viaggio o fuori per lavoro o per diletto, comunque qualcuno che evidentemente non è in ufficio o a casa altrimenti userebbe il proprio computer.
Scopo: ottenere un’informazione in un tempo molto limitato che risponde ad una esigenza improvvisa.
Discussione.
A questo punto esistono due strade. Ottimizzare i siti già esistenti per la navigazione mobile o riprogettare tutto ex novo.
È ovvio che ottimizzare siti già esistenti vuol dire risparmiare molto sia in termini economici che di tempo ma a mio parere non è la strada giusta.
Ripensare ad una nuova architettura di sistema vuol dire cucire un vestito addosso ad una tecnologia completamente nuova. Certamente il costo è più alto ma vuol dire avere lungimiranza. Il pensiero di adattare qualcosa di vecchio mi sa di lacero, di toppa.
Chi progetta un sito per mobile penserà ad una news in primo piano e ad un sistema di ricerca ben strutturato oltre che ad una navigazione che richiama in diversi punti della pagina il menu. Per non parlare delle famose breadcrumbs che a questo punto diventano imprescindibili.
Si tratta di dare meno importanza al design (non me ne vorranno i grafici) in favore di una solida organizzazione dei contenuti che ora più che mai devono essere usabili.
Guardiamo il sito di Repubblica e confrontiamolo con quello creato ad hoc e destinato al mobile.
Le differenze sono sostanziali.

sito repubblica

Repubblica su mobile

Semplice, immediato, depurato da tutto ciò che può essere considerato superfluo (banner, menu di secondo livello, ecc.) sono queste le caratteristiche che un sito per mobile dovrebbe avere.
Voi che ne pensate, avete uno smartphone con cui navigate?