SEO di Google

Nelle settimane scorse non sono sparita, mi sono occupata di un progetto per un sito web da fare al volo e per la prima volta mi sono misurata con le vere dinamiche del SEO di Google.
A crudo di nozioni ho cercato un po’ in rete e ho trovato un documento che invito tutti a leggere (anche se forse sono arrivata tardi).
Si tratta di una guida concisa ma ben strutturata ceh racconta delle piccole accortezze che rendono i siti meglio indicizzati dal motore di ricerca con le oooooo (Goooooogle appunto 🙂 ).
Sembra complicato, invece è tutto molto semplice. Django, ad esempio, (il CMS che ho usato io) ha un prodotto molto carino per i tag delle pagine: titolo, descrizione, parole chiave.
Capire come ragiona il motore che interpreta le query degli utenti mi ha chiarito una volta per tutte a cosa serve aggiungere il campo ALT se ci sono già le didascalie: a indicizzare meglio le ricerche per immagini (vabbè non fate quel risolino solo perché lo sapete già).
Nonostante alcune cose siano decisamente scontate (gerarchie di navigazione, uso del breadcrumbs, uso della sitemap, ecc.) altre sono decisamente utili e interessanti.
Conoscevate il file robots.txt che serve a non indicizzare alcune parti del sito?
E il rel=”nofollow” per evitare l’arrivo di spam dai link? Si?
Che saputelli che siete.

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L’intelligenza artificiale avanza

Ieri sono stata ad un workshop dal titolo Smart Museum, organizzato dal Museo della Scienza di Firenze. L’applicazione è stata pensata per diversi supporti anche se per il momento il prototipo è solo su palmare e smartphone.

Si tratta di un progetto europeo che vede coinvolti diversi partner in un lavoro interessante e nello stesso tempo ambizioso: progettare un’audioguida intelligente.

In soldoni, il funzionamento si basa sulle ontologie ovvero sull’interpretazione di annotazioni semantiche.

Niente paura, non è una malattia grave. Sembrano paroloni ma si possono spiegare facilmente con un esempio.

Ipotizziamo che io voglia visitare un museo, ad esempio il museo della scienza di Firenze. Fornisco al sistema i seguenti dati: sono una ragazza di 28 anni, laureata in Conservazione dei Beni culturali, con un interesse particolare per Galileo e un odio profondo per la chimica (siamo sempre nel mondo delle ipotesi ;)).

Con queste semplici indicazioni, l’audioguida sceglierà per me degli oggetti che possono interessare al mio profilo: oggetti di Galileo o studiati da lui, oggetti che hanno una qualche relazione con l’arte, oggetti che interessano generalmente i laureati.

Come fa l’audioguida a sapere che la lente di un tale cannocchiale ha una relazione con Galileo? Semplice, nella fase preliminare del progetto ogni oggetto deve essere stato “taggato”. Questo vuol dire che i curatori del museo devono individuare degli attributi per ogni oggetto e classificarli secondo delle scelte oggettive (il concetto di oggettivo sarebbe da approfondire) e condivise.

Il profilo utente si arricchisce ogni volta che il visitatore mostra interesse per un oggetto, il dispositivo memorizza le nuove scelte e immediatamente propone contenuti correlati. Ultima cosa. Il sistema prevede l’inserimento di un fattore random, ovvero un contenuto che non ha pertinenza con le scelte dell’utente ma che vuole testare la possibile apertura ad altri campi.

Certo l’interfaccia grafica non era proprio il massimo dell’usabilità così come i contenuti hanno un ruolo piuttosto defilato, ma immagino che quello avrà maggiore rilevanza durante la fase di commercializzazione del progetto.

Dalla sensazione che ho avuto io, il principio credo sia lo stesso che anima Bing: il nuovo motore di ricerca della Microsoft, basato sulla ricerca semantica.

Per capire la differenza tra Google e Bing (almeno sulla carta) anche questa volta possiamo fare un esempio. Pensiamo di fare una ricerca su: bottiglia blu.

Google sceglierà inizialmente tutte le pagine che contengono entrambi i termini, poi quelli che contengono solo l’uno o solo l’altro.

Bing – invece – cercherà prima tutte le pagine che contengono entrambi i termini, poi quelli direttamente affini (che trattano del bere, ad esempio) cercando di interpretare anche le relazioni tra i termini.

È il web 3.0 ed è già arrivato.

Quella storia dimenticata

Spesso ho sentito criticare wikipedia per il suo modo nozionistico e superficiale di rispondere a qualsiasi quesito.
In parte concordo, è capitato anche a me di trovare spiegazioni poco precise e vaghe ma in verità non ci rendiamo conto che si tratta di uno strumento straordinario.
Oggi cercavo in rete una mappa storica dell’Italia pre-unitaria, sono arrivata sul portale di storia di wikipedia e da qui al link di wikisource.
Leggo: Stiamo creando una biblioteca libera e gratuita a cui tutti possono collaborare, che raccoglie opere e documenti di dominio pubblico o rilasciati nei termini della licenza GNU Free Documentation License. Questo sito, insieme a Wikipedia ed altri progetti, è gestito dalla Wikimedia Foundation.
Bello, mi sono detta.
Gli argomenti trattati sono diversi: letteratura, storia, diritto, canti, religione, scienze, scienze sociali, altri argomenti (tesi di laurea, equitazione, politica, ferrovie).
Ho selezionato documenti storici e mi sono trovata davanti un elenco di documenti originali.
Penso: non ci posso credere, proprio oggi che ho ribadito a me stessa di credere fortemente nella condivisione in rete mi trovo davanti tanto ben di Dio!
Questi documenti sono preziosissimi perché la storia non è quella che leggiamo sui libri o meglio non è solo quella.
La storia sono i fatti che da sempre interpretiamo grazie ai documenti. Solo in questo modo possiamo farci un’idea nostra dei fatti senza il vizio del giudizio di altri.
Penso in particolare ai ragazzi più grandi, quelli in grado di pensare con la propria testa, quelli che forse non si rendono conto di avere tra le mani un mezzo straordinario come internet.
Queste considerazioni mi sono venute in mente quando ho visto il link ai decreti imperiali del 1938 le note leggi razziali promulgate durante il Fascismo da Vittorio Emanuele III.
Ho sempre legato quelle leggi al nome di Mussolini, invece quando oggi ho letto il nome del Re in alto nel documento e quello di tutti i ministri allora in carica mi sono resa conto che la coscienza macchiata di sangue sono in molti ad averla. E dobbiamo dire ringraziare alla rete se possiamo rendercene conto.

Tag my Lagoon

Tornano alla carica i tag Rfid, questa volta lo scenario non è quello dei fori romani ma la città di Venezia.

Dal 3 luglio è partito un progetto sperimentale denominato Tag my Lagoon che prevede l’uso di codici QR sparsi lungo percorsi di visita della città che i turisti possono leggere direttamente dal proprio device scaricando una applicazione gratuita dal sito di I tunes.

L’obiettivo è quello di mettere in relazione luoghi e contenuti, creare dei percorsi alternativi per i turisti e renderli protagonisti della visita senza avere i tempi scanditi da un percorso obbligato.

RQ codeIl turista non dovrà far altro che avvicinare il proprio device al codice e leggerne i contenuti.

Il servizio inoltre segnala il percorso per raggiungere il punto di interesse successivo e permette agli utenti di lasciare un feedback sia sui punti di interesse che sul progetto.

Dietro questo progetto che per il momento è alla fase Beta e promette margini di miglioramento dopo lo studio dei dati raccolti durante l’estate c’è la solita IBM e l’amministrazione di Venezia che molto sta investendo su un  turismo più oculato e sostenibile (vedi i siti di venice connected e cittadinanza digitale).

Per approfondire consiglio di leggere l’articolo su UX Magazine.

Letture in poltrona

Segnalo una interessante iniziativa dell’instancabile team di UXmagazine: una raccolta di tutti gli articoli pubblicati nei primi tre mesi di vita della rivista.

A questo indirizzo potete leggere, scaricare e stampare le prime tre uscite in modo del tutto gratuito e leggerle comodamente dalla poltrona di casa vostra!

Questo si che è un contributo 2.0!

Geoblog che passione!

Valorizzare il territorio è ormai la parola d’ordine di tutte le ammimistrazioni e le associazioni turistiche locali da qualche anno a questa parte. Anzi spesso è materia di progetti europei anche di un certo interesse. Abbiamo assistito ad un massiccio dispiegamento di forze con l’obiettivo di puntare alla promozioni degli attrattori di un posto:

  • creazione di percorsi di varia natura (archeologico, storico-artistico, naturalistico, eno-gastronomico,…)
  • supporto didattico per le scuole
  • uso intensivo del web
  • collaborazioni di varia natura a livello transfrontaliero.

Un ottimo spunto di riflessione me lo ha dato un progetto di respiro europeo chiamato geoblog.

Il turista inserisce direttamente nelle mappe diari scritti, commenti, video, immagini di un territorio. Uno sguardo soggettivo che sviluppa un rapporto inedito tra rete e ambiente.
Come in un blog puoi lasciare un commento, raccontare la tua esperienza di viaggio sia culturale che turistica utilizzando dal tuo smart-phone i codici a barre (mobtag) che trovi in prossimità di alcuni luoghi topici.

In parte Google lo fa già ma in questo caso si tratta di creare una filone tematico lungo un percorso che evidentemente ha qualcosa da dire e soprattutto da ricordare.

Il geoblog ha dato vita anche a progetti spiccatamente storici e culturali come la mappa emozionale dei luoghi della memoria del fascismo. Il progetto – nato a Torino in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 – localizza tutti i luoghi interessati dalla tragedia sparsi per l’Europa, ad ogni punto corrisponde un breve testo e un’immagine. Chiunque abbia qualcosa da dire può farlo, può partecipare al popolamento dei contenuti e lasciare le proprie mollichine di memoria a chi vorrà mangiarle. Ed io adoro le mollichine!